Una Storia importante Manca un po’ di coraggio
Gli spazi presto saranno rivisti ma intanto audioguide assenti e video spenti Eppure gli spunti non mancano. Il patrimonio va valorizzato meglio
di ELISA PEDERZOLI
L’Europa insegna che non ci vuole poi molto per costruirci intorno un museo. Ci vogliono idee, immaginazione - risorse certo - ma soprattutto, bisogna crederci. Nella Reggio Emilia città del Tricolore non è vero che non c’è niente: c’è la storia, appunto, del Tricolore. Che è già tantissimo. Il museo dedicato al vessillo che qui nacque nel 1797 è presente dal 2004 e trova sede in due sale nel palazzo municipale. Uno spazio non tanto grande, senza grandi né piccoli effetti speciali. Se non quelli della Storia che forse non tutti conoscono e che può regalare qualche piacevole sorpresa, anche ai visitatori reggiani. Ma dopo 12 anni, forse, si potrebbe osare un po’ di più.
. IL PERCORSO. L’accesso al Museo del Tricolore avviene attraverso lo scalone principale del municipio. Per il momento, dunque, lo spazio espositivo non può contare su di un accesso dedicato. È però già pianificato nel progetto elaborato dall’architetto Massimo Magnani e che dovrebbe vedere la luce non tra troppo tempo, un accesso privilegiato ed esclusivo da piazza Casotti. Una piccola rivoluzione che potrebbe regalare al museo la pubblicità che merita.
DUE SALE. L’allestimento si dirama su due sale espositive: una al primo piano, denominata “Sala Napoleonica”, l’altra speculare al secondo è quella “Risorgimentale”. Due spazi fisici distinti per due periodi storici diversi: il primo ripercorre per immagini, annotazioni storiche e cimeli la storia di Reggio Emilia e della Repubblica Reggiana intorno all’adozione il 7 gennaio del 1797 del vessillo verde, bianco e rosso; la seconda quella che va dalla Restaurazione al completamento dell’unità nazionale e, nel 1897, alle celebrazioni del primo centenario del Tricolore dopo che, durante la Restaurazione invece, gli stessi colori vennero messi al bando.
Ad accompagnare il visitatore alla scoperta della storia del Tricolore e di Reggio Emilia è un pannello colorato al centro della prima sala. Una sorta di mappa luminosa che scandisce date ed eventi. Intorno, le vetrine ospitano cimeli di quegli stessi periodi: libretti, manoscritti, oggetti d’uso, con puntuale didascalia. Al Museo del Tricolore, oggi, è possibile una fruizione dunque di tipo assolutamente tradizionale. Non solo: nessuna traccia delle audioguide.
IL CASO AUDIOGUIDE. In realtà, l’intero percorso è costellato dei simboli - quello con le cuffie, per intenderci - con tanto di numero relativo. All’ingresso però - due anziane signore accolgono i visitatori - nessuno ci ha parlato della possibilità di avere a disposizione un’audioguida. Ci è stato solo offerto un piccolo depliant. Abbiamo chiesto. Ci è stato risposto che le audioguide non ci sono più. E che in vista dei prossimi lavori programmati, per ora non ci saranno. In realtà, navigando un po’ sulla sezione del sito dei Musei Civici dedicato a quello del Tricolore, scopriamo che sono disponibili on line. Considerato che ormai ogni visitatore è dotato di smartphone la cosa avrebbe potuto avere un senso se scoperta in loco. In realtà, però, le signore che ci hanno accolto non ci hanno dato questa informazione. E scoprirlo a casa, si è rivelato troppo tardi…
UN MUSEO “STATICO”. Visitare il Museo del Tricolore è un po’ come aprire un libro e sfogliarne le pagine. Come i più tradizionali musei, l’offerta è statica. Con nessuna possibilità di interazione. In realtà, ci sarebbe la possibilità di vedere due filmati, come testimonia la presenza di due schermi. Ma anche questi, al pari delle audioguide, ci è stato detto che non sono funzionati.
IL FASCINO DELLA STORIA. Questo non vuol dire che non ci siano all’interno dello spazio museale occasioni di scoperta e sorpresa. È affascinante la storia stessa del Tricolore e la storia in genere, soprattutto se è la storia della propria città, se nei pannelli i nomi che raccontano eventi e periodi sono i nomi che quotidianamente i reggiani scorgono nei nomi delle vie della città, o delle scuole. Toponomastica data per scontata. Una storia, forse, data per scontata. E il Museo del Tricolore, per le sue caratteristiche, potrebbe diventare una preziosa occasione anche per i reggiani, per riscoprire la propria città. E magari restarne piacevolmente affascinati e sorpresi. Potrebbe.
LE SCUOLE. Più facile, ora, trovarci delle scolaresche in visita. Durante la nostra, un gruppo di giovanissimi alunni era impegnato in una lezione nell’aula didattica all’ingresso del museo. Durante il percorso museale, inoltre, una pila di cuscini colorati e una piccola lavagna rivela come il Museo del Tricolore sia anche spazio didattico e insieme ludico per i più piccoli. Una potenzialità sicuramente da sfruttare. Una risorsa da mettere ancora più a frutto. Ogni spazio museale dovrebbe instaurare un rapporto privilegiato con i più piccoli per costruire una relazione duratura.
MANCA L’ATTUALITA’. Nel futuro del Museo del Tricolore c’è un incremento degli spazi didattici - bene! - e l’allestimento stabile della mostra dedicata al 150esimo dell’Unità d’Italia. Per la cronaca, nessun cartello al museo annuncia i prossimi interventi. Pertanto, con gli occhi di un visitatore che non sa dei prossimi lavori, ci limitiamo a osservare quello che, oggi, offre il Museo del Tricolore. E ciò che ci sembra mancare è anche un collegamento con l’attualità. Non solo perché trattasi di un museo tradizionale - e infondo, un museo è pur sempre un museo… - ma ad esempio per lo scollamento evidente con le celebrazioni annuali del 7 gennaio. Nella sala al secondo piano si trovano i cartelloni che annunciavano gli anniversari più importanti dei secoli scorsi: sono affascinanti e ricchi di dettagli. Nulla c’è però delle celebrazioni più recenti. Eppure, quello dovrebbe essere il giorno di massimo prestigio per il piccolo museo, e la città. Potrebbe essere interessante - qui sì anche con strumenti multimediali - raccontarli. Ne dava conto il sito web sino a pochi giorni fa. E la sezione dentro il più ampio sito dei Musei Civici è più sintetica. Così come di un rinnovamento hanno bisogno tali celebrazioni. Doverose, per la città del Tricolore. Ma, almeno negli ultimi anni, piuttosto uguali a se stesse. E poco partecipate. Un peccato.
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