«Basta tagli, torniamo ad assumere»
Manghi: «L’ente diventerà Area Vasta e dovrà essere ripotenziato. Servono milioni ma non è un ritorno al passato»
REGGIO EMILIA. Per coprire le buche e mettere in sicurezza i 960 chilometri di strade provinciali servirebbero 10 milioni di euro in più all’anno. Se poi passerà la riforma della Costituzione la Provincia si chiamerà “ente di Area Vasta”, assumendo una serie di funzioni di coordinamento per gestire i quali, però, mancherebbero gli uomini. Quindi, dopo due anni di tagli, la Provincia chiede più risorse e personale.
Un controsenso visto il principio ispiratore della riforma Delrio, che ha depotenziato l’ente per risparmiare soldi. Salvo, ora, farlo diventare un organo di regia che, come ammesso dal suo presidente Giammaria Manghi a metà del suo mandato, ha bisogno di più personale e investimenti per rendere efficace la riforma.
Presidente Manghi, la Provincia non deve chiudere? Lei che suona il sax dovrà cambiare canzone, ormai “Battagliero” è fuori tempo?
«Infatti oggi suonerei “Batticuore”. È un valzer del 1973».
Sono due anni che fa il presidente di un ente in dismissione: taglio delle risorse, dei posti di lavoro.. e le restano ancora due anni davanti. Che bilancio fa?
«Un bilancio positivo viste le condizioni di partenza. Io ho iniziato la mia esperienza di presidente nell’ottobre 2014 e la parola esuberi riecheggiava anche a Reggio, dove però non ce ne sono stati. Abbiamo gestito un biennio di transizione emergenziale. Chiudere i bilanci è stata un’impresa. Ci sono province che non ce l’hanno fatta e sono in dissesto. Qui i conti sono in ordine».
Cosa avete tagliato?
«Abbiamo gestito una situazione difficile: la spesa del personale è stata dimezzata da 15 a 7,5 milioni. I dipendenti erano 356 e ora sono 222. I dirigenti erano 11 e sono rimasti in 3. Obiettivi centrati».
Ma dovete tagliare ancora o siamo arrivati al dunque? La Provincia continuerà a vivere o dovrà sparire?
«Siamo arrivati a destinazione. Ma ora il vero spartiacque è il referendum costituzionale. L’ente vivrà, anche perché abbiamo fissato per sabato 17 dicembre il rinnovo del consiglio provinciale. Ma con la riforma verrà rinominato in ente di area vasta».
Cosa vuol dire? Torna tutto come prima?
«Sarà un ente di coordinamento su temi come la legalità, la gestione dei migranti, appalti, acquisti eccetera. L’area vasta rappresenta un punto di non ritorno e bisognerà riaprire le assunzioni. Funzionerà solo se avrà dimensioni e personale adeguati. Alcuni profili ci sono già grazie a bravi funzionari e dirigenti della Provincia ma non basta. Bisogna riattivare il turnover, non possiamo gestire solo le uscite. Abbiamo restaurato la Provincia come indicato. Funge già da stazione unica appaltante alla quale afferiscono 22 enti del territorio. Darà assistenza legale ai Comuni. Io sono sindaco di Poviglio e certe materie non riusciamo a coprirle. L’area vasta lo farà risparmiando».
Anche il nuovo Senato non sarà votato direttamente dal popolo, così come il consiglio provinciale. Se passerà non si rischia di far perdere sovranità diretta?
«Credo di no. Il nuovo Senato avvicinerà semmai i territori a Roma. Sarà composto da amministratori locali».
Ma quindi state già chiedendo a Roma nuove risorse per la Provincia ?
«Sì, in ottica di area vasta ma non solo. Bisogna ripristinare le risorse standard. Non possiamo fare altri due anni con questi tagli. Anche le partecipate sono passate da 16 a 7. Siamo usciti dalle Fiere, dalla Matilde di Canossa e dalla Montefalcone. Abbiamo pulito il quadro e tenuto quello che serviva».
Vi lamentate ma siete sempre riusciti a tirare fuori i soldi o no?
«Sì ma con le azioni Autobrennero, che ci assicurano un dividendo alto, 700mila euro l’anno. Poi abbiamo dismesso pezzi importanti del nostro patrimonio come l’ex Car per 1,6 milioni o la caserma dei carabinieri per 4 milioni. Ma sono tutte operazioni straordinarie. Non possiamo finanziarci solo con quelle».
Quanti soldi vi mancano?
«Solo per stabilizzare i 960 chilometri di strade ci servirebbero 10 milioni l’anno. Abbiamo già sforato il patto stabilità perché avevamo diversi milioni bloccati e già destinati a operedi pubblica utilità».
Com’è possibile giustificare agli elettori la Provincia che chiede più soldi?
«Il consiglio lavora gratis, un risparmio di 220 milioni in Italia. A Reggio l’ente ha perso 28 milioni con i tagli dello Stato. Non si risolvono i problemi dell’Italia ma con l’area vasta si guarda avanti. Però ci manca la benzina».
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