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Caso En.Cor, spunta nell’inchiesta anche il volto tv Marco Gibertini

Tiziano Soresina e Serena Arbizzi
Caso En.Cor, spunta nell’inchiesta anche il volto tv Marco Gibertini

Correggio: l’imputato di Aemilia intercettato mentre fa da mediatore con una banca. Dubbi sui capitali finiti in Senegal e Romania per piantagioni e partite d’olio

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CORREGGIO. Un’inchiesta a dir poco complessa che chissà dove porterà gli inquirenti. Il caso En.cor – con relativo fallimento nel 2014 dell’ex municipalizzata produttrice di energia – è un autentico ginepraio: iniezioni milionarie di quattrini, discusse lettere di patronage, investimenti in Paesi esteri, personaggi ancora tutti da decifrare ma che fanno capolino in modo sospetto su questa intricata vicenda.

Sul caso indaga la Finanza e l’impegnativa inchiesta viene coordinata dal procuratore capo Giorgio Grandinetti e dal pm Valentina Salvi che lavorano in sinergia. Da quanto “filtra” al momento non vi sarebbero persone iscritte nel registro degli indagati, mentre un’ipotesi di reato viene già considerata: infedeltà patrimoniale. Da mettere ancora in fila le tessere di un “puzzle” investigativo che avrebbe sinora evidenziato una serie di rischi e criticità.

Video: le cosche e l'economia reggiana, Marco Gibertini

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A partire dal fatto che En.cor operava nei servizi energetici ed accedeva pesantemente al credito, usando una modalità come le lettere di patronage forti (così vengono individuate dai finanzieri che indagano, ma la pensa così anche la Corte dei Conti) che espongono parecchio il Comune di Correggio come “garante”. Come mai questa scelta? E fra le pieghe economiche di questo intricato caso spunta persino un’intercettazione in cui il volto tv Marco Gibertini – imputato di Aemilia, condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi – porta avanti un’intermediazione con una banca per ottenere una fidejussione milionaria a favore di una società che ha gravitato nell’orbita di En.Cor.

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Molti sospetti poi s’addensano sulle iniziative in Senegal e in Romania. Nascondono qualcosa quei trasferimenti di capitali all’estero? En.cor aveva cercato, per produrre energia, di realizzare una filiera integrata dell'approvvigionamento dell'olio attraverso la realizzazione di piantagioni di ricino e jatrofa in Senegal. A partire dal 2009 aveva acquisito due partecipazioni in società di diritto senegalese, con cui avviava la coltivazione di jatrofa e di ricino.

Gli investimenti erano stati realizzati in parte da En.cor e in parte tramite una delle due società senegalesi, alla quale sono state trasferite importanti risorse finanziarie. Investimenti sul milione e 200mila euro, ma difficili da ricostruire nel merito perché mancherebbero documentazione e contratti. Poi la Romania: Encor nel 2011 aveva stipulato un contratto per l'approvvigionamento d'olio a un prezzo prestabilito con una società di trading. Tuttavia, a fronte di consistenti anticipi su forniture, pari secondo gli advisor a 727mila euro, En.cor non aveva ricevuto alcuna fornitura d'olio.

Nel successivo aprile 2012, poi, En.Cor stipulava un contratto di opzione con una persona (la cui posizione non sarebbe ancora ben chiara a chi indaga) per l'acquisto delle quote di una società con sede in Romania, che si occupava della spremitura di semi. Anche in questo caso, la Guardia di finanza non ritiene plausibile che non esista sufficiente documentazione per ricostruire i passaggi che hanno caratterizzato i rapporti tra En.Cor e la società rumena.

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