Gazzetta di Reggio

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Gli ex dipendenti riaccendono la Fornace

di Enrico Lorenzo Tidona
Gli ex dipendenti riaccendono la Fornace

Ventidue dei 42 addetti rilevano l’azienda di Fosdondo dopo la crisi del settore formando una nuova cooperativa

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REGGIO EMILIA. Oltre cinquant’anni fa, ai tempi della ricostruzione post bellica, un’antica fornace dotata di un forno Hoffman di 14 camere, ha prodotto i mattoni che hanno dato forma alle case e ai palazzi di Reggio dell’intera regione emiliana. Una tradizione industriale basata sul facciavista che nella Fornace di Fosdondo ha visto il suo emblema, finito poi in crisi insieme alla capogruppo Unieco. Ma da ogni crisi gemmano anche opportunità, come testimoniano i “workers buyout”, operazioni che vedono i dipendenti diventare titolari tramite acquisizioni di rami d’aziende in crisi. Reggio Emilia ne é la capitale italiana vista l’incidenza dei casi, uno dei quali sta per ultimarsi in questi giorni. Si tratta, per l’appunto, della Fornace di Fosdondo, settore laterizi, tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi. Ventidue dei 42 ex dipendenti della Fornace inclusa nella società Terremilia srl, vogliono ora riaccendere il forno del grande stabilimento di Correggio.

La crisi dell’azienda nasce dal crollo del mercato dei laterizi (meno 80% negli ultimi anni) e dal piano di risanamento e ristrutturazione di Unieco, che deve uscire dai settori non strategici. Tra gli elementi di fragilità del progetto anche la frammentazione del portafoglio clienti, costituito da oltre 600 soggetti di cui solo dieci con un fatturato superiore ai 50mila euro.

Le capacità professionali e la forte motivazione dei soci per mantenere in vita uno storico presidio cooperativo sono la base del rilancio, che affonda le radici in un progetto di forte discontinuità per riduzione del costo del lavoro e dei costi fissi, con un investimento su nuove linee di prodotto a maggiore valore aggiunto e con contenuti innovativi e l’avvio di accordi con società del settore della ceramica per diversificare l’attività.

Oltre a Coopfond, che parteciperà al capitale sociale della neonata cooperativa, dovrebbero arrivare a sostegno della Fornace di Fosdondo anche Cfi, Banca Etica, Unipolbanca e Boorea ed è previsto il sostegno finanziario di Unieco che, dopo l’affitto, cederà l’attività al nuovo soggetto.

Si tratta di un progetto di acquisizione non ancora ultimato: mancano poche firme, grazie alle quali verrà dato il via a una nuova avventura imprenditoriale dal basso, dove la coop formata dagli ex dipendenti rileverà un’attività cofinanziata e che, ridotta nella struttura dei costi, potrebbe avere un futuro all’interno di un comparto che è sì crollato ma non scomparso del tutto, come indicano i numeri che parlano di una leggera ripresa nelle costruzioni.

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