Reggio Emilia dice no alle telecamere in asili e case protette
Bocciata dal consiglio comunale la mozione di Forza Italia I consiglieri Pd votano all’opposto dei parlamentari
REGGIO EMILIA. Niente “Grande Fratello” negli asili e nelle strutture socio sanitarie per anziani di Reggio. Pd e Sel hanno respinto ieri in sala Tricolore la mozione presentata da Forza Italia con la quale si chiedeva a sindaco e Giunta «di avviare il progetto per l’installazione delle telecamere presso le case di riposo di Asp Rete e negli asili e scuole d’infanzia del Comune». La mozione è stata respinta con 16 voti contrari (Pd e Sel), 2 voti a favore (Forza Italia) e l’astensione di sei consiglieri (M5S e le due Liste civiche), mentre la Lega al momento del voto era assente.
Una votazione che ha visto da un lato il gruppo consiliare Pd reggiano votare in difformità rispetto a quanto ha fatto il gruppo parlamentare della Camera, ma in linea con quanto ha fatto il Pd in Regione, mentre Sel e M5S hanno mantenuto anche a Reggio la stessa posizione espressa a Roma.
Nella loro mozione i tre consiglieri di Forza Italia hanno fatto riferimento alle vicende riportate dalle cronache nazionali di episodi di maltrattamenti e soprusi nei confronti di persone anziane e bambini, mentre per Reggio l’unico riferimento è stato quello alla condotta non corretta di un’educatrice presso l’asilo di Pratofontana sulla quale ha indagato la Procura della Repubblica.
Nella sua replica il vice sindaco e assessore al Welfare Matteo Sassi, ha motivano il no della Giunta alla mozione per due ordini di ragioni. Sassi è partito proprio dalla proposta di legge approvata alla Camera che introduce negli asili e strutture socio sanitarie le telecamere, per sostenere che fino a quando non si arriverà a una norma nazionale non è possibile installare telecamere. La stessa normativa ha affermato Sassi «infatti, demanda al Garante della privacy la definizione dell’ambito nella quale tali strumenti possono essere utilizzati».
Il vice sindaco ha poi aggiunto «che il controllo affidato alle telecamere, è l’esatto contrario del modello della comunità educante per cui finisce per svilire il ruolo sociale dell’insegnante». «L’unico antidoto alla malvagità – ha concluso – verso le persone più deboli e fragili sta nell’etica della responsabilità e nel lavoro di gruppo da parte degli educatori che in tal modo svolgono un ruolo di controllo. Un concetto a cui si è richiamato anche il M5S nel motivare il suo voto d'astensione».
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