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Reggio Emilia, oltre mille studenti del liceo Moro in rivolta

Evaristo Sparvieri
Reggio Emilia, oltre mille studenti del liceo Moro in rivolta

Lezioni interrotte per due ore e assemblea straordinaria contro il sovraffollamento: «Stanno smantellando i laboratori»

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REGGIO EMILIA. Prima una delegazione ha cercato di bloccare gli addetti che erano arrivati per prelevare alcune attrezzature sportive, in modo da liberare una stanza per ricavare ulteriori spazi da destinare alle lezioni ordinarie. Poi è stata data vita ad un’assemblea spontanea, occupando in massa per due ore l’atrio dell’istituto. Infine un confronto faccia a faccia con la preside, Maria Cristina Grazioli, con la quale i ragazzi sono ai ferri cortissimi, rimproverandole scarso ascolto rispetto alle istanze studentesche e poco coinvolgimento nelle decisioni gestionali.

Una mattina di agitazione quella andata in scena ieri al liceo Moro, dove era in programma il trasloco di alcuni macchinari dalla sala body building: due macchinari sono destinati all’Iti Nobili e due al camposcuola di via Foscato. Un’azione che non è andata affatto giù agli studenti, decisa dalla dirigenza scolastica nell’ambito di un processo di riorganizzazione degli spazi interni dovuta al numero elevatissimo di iscritti rispetto alle aule disponibili.

I  NUMERI. Attualmente, sono 1.699 gli iscritti al Moro, divisi fra prima e quinta superiore in 66 classi, cresciute gradualmente negli ultimi anni. Erano 1.177 gli studenti nel 2010-2011, divisi in 48 classi, per poi salire a 1.245 nel 2011-12 (50 classi) e a 1.334 nel 2012-13 (53 classi). Dopo un anno di calo nel 2013-14, con 1.317 studenti e ancora 53 classi, dall’anno successivo gli iscritti sono tornati ad aumentare fino a quota 1.478 studenti (57 classi) nel 2014-15 e a 1.644 nel 2015-16 (63 classi). Nell’anno in corso, infine, l’introduzione di tre nuove classi, fino a sfiorare quota 1.700 iscritti.

Un numero che supererebbe quello delle aule a disposizione. Di qui l’avvio di un processo di riorganizzazione interno che ha portato alla trasformazione di alcune aule speciali – ovvero dotate di particolari strumentazioni tecnologiche – in aule ordinarie, con alcune classi impegnate in turni di rotazione fra una stanza e l’altra per occupare i banchi lasciati momentaneamente liberi da un’altra classe nelle ore di educazione fisica.
Sono questi i motivi che hanno indotto i ragazzi a considerare il trasferimento dei macchinari – che erano nella sala body building, a sua volta in parte trasformata in classe – come la goccia che fa traboccare il vaso, dando vita dalle 8.50 alle 10.45 ad un’assemblea spontanea che ha visto oltre un migliaio di studenti protestare contro la dirigenza scolastica, bloccando per due ore le lezioni.

LA PROTESTA. A farsi portavoce della protesta sono stati i tre rappresentanti d’istituto, Andrea Incerti, Giacomo Giannantonio e Pietro Ferretti, supportati da numerosi rappresentanti di classe. «L’assemblea è nata da una contestazione riguardante alcune scelte in parte dirigenziali, in parte dettate più in generale dalla politica scolastica - spiegano i rappresentanti di istituto – c’è ormai una visione della scuola eccessivamente aziendale, secondo una linea che da anni si sta perseguendo nelle varie riforme».

Secondo gli studenti, «il trasferimento degli attrezzi è in linea con la dismissione delle aule speciali e dell’aula studenti e con le altre operazioni di questo tipo realizzate all’interno dell’istituto. Siamo di fronte ad un “sovraffollamento pianificato” da tempo, quando i tecnici della Provincia hanno fatto un sopralluogo per vedere dove e come “stiparci”. Non possiamo andare avanti così». All’assemblea ha partecipato anche la preside, che ha preso la parola per spiegare il punto di vista della dirigenza scolastica. Parole cui è seguito un incontro riservato con i rappresentanti d’istituto e con una delegazione di studenti, che ha fatto rientrare in parte la protesta e tornare la situazione alla normalità. Per gli studenti, tuttavia, l’esito del colloquio rappresenta solo una sorta di tregua: «Ci sono state fornite risposte un po’ retoriche - concludono i ragazzi – vedremo se nei fatti cambierà qualcosa, altrimenti siamo pronti ad altre proteste».

LA REPLICA DELLA PRESIDE. «I laboratori sono tutti attivi. Nessuno ha intenzione di modificare nulla. Stiamo attendendo i soldi per migliorarli». E poi: «Abbiamo spostato solo quattro macchinari. Non saranno venduti, ma prestati temporaneamente. E infine: «Gestione aziendalistica? La mia porta è stata sempre aperta per tutti i ragazzi». Per la preside del Moro, Maria Cristina Grazioli, «la rappresentazione data non corrisponde all’organizzazione dell’istituto. Non vorrei entrare nei dettagli, ma dopo l’incontro con gli studenti c’è buona volontà per trovare soluzioni».

Rispetto al trasferimento dei macchinari sportivi, la dirigente scolastica spiega: «Non c’è nulla di sconvolgente. Sono solo quattro e sono solo prestati. C’è un comodato d’uso. Tra istituti è possibile costruire reti di scopo transitorie. Il trasferimento non è una questione economica. Erano in aree in cui pensavamo potessero restare ma, per questioni di sicurezza, non è così. Ci sarà un altro spazio».

Quanto alla manifestazione di ieri mattina, «si è svolta in modo molto corretto da parte dei ragazzi. Sono andata io stessa a parlare con loro. E dopo l’incontro ci siamo intesi. Li ho ascoltati più che volentieri. La partecipazione rispetto a questi temi rappresenta il fulcro del nostro liceo. È chiaro che tra le idee e i fatti ci sono i tempi di realizzazione. E alcuni passaggi che abbiamo tenuto hanno indotto i ragazzi a fare riflessioni ferme, interessanti e valide, riportabili nell’ambito degli organi collegiali che per noi hanno un’importanza preziosa, indiscutibile e irrinunciabile».


LA POSIZIONE DELLA PROVINCIA. «L’eccellenza di un istituto non dipende da una palestra, ma dalla qualità dell’insegnamento. Credo che il Moro sia una scuola bellissima, con molti spazi. Siamo disponibili a discutere le proposte di miglioramento, per quello che ci compete. Di certo le aule sono state costruite per la didattica, poi negli anni in cui erano abbondanti rispetto al numero delle classi sono state valorizzate destinandole ad attività ulteriori, ma la loro priorità rimane quella di farci le lezioni. Il nostro punto di riferimento è il diritto allo studio». Così Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia, commenta la protesta degli studenti del Moro. La Provincia ha fra le competenze l’edilizia scolastica. Ma, a livello organizzativo, ogni istituto è autonomo. Ed è per questo che Malavasi non entra nel merito del trasloco di attrezzature, di proprietà del Moro.

«Noi iniziamo in tutte le scuole a fare valutazioni sugli spazi da febbraio, con le preiscrizioni. Nei mesi successivi, facciamo valutazioni con la dirigente. Nel sopralluogo al Moro la preside ci ha fatto delle proposte di migliorie sugli spazi per gestire al meglio la sua responsabilità di distribuire le classi. Abbiamo analizzato insieme alcune proposte, accogliendo le migliori anche nel rispetto dei parametri per far partire regolarmente l’anno, escludendo altre». Il criterio? «Abbiamo condiviso le sollecitazioni che venivano dalla scuola nell'ottica di mantenere nello stesso polo tutte le classi, sempre in aumento. Il Moro ha avuto una buona crescita che conferma la sua qualità». Quanto alle rotazioni, «è un sistema usato da anni: riteniamo opportuno usare al meglio gli spazi, non avere aule vuote». Qualche studente del Moro ha ipotizzato il sorteggio come una delle possibili soluzioni al sovraffollamento: «Non spetta a noi decidere, ma al consiglio di istituto. La scuola è capiente, ne discuteremo se ci chiederanno un parere».
 

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