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Camisasca: cremazione sì no alle ceneri in casa

Camisasca: cremazione sì no alle ceneri in casa

Il vescovo diffonde il documento che ha avuto il via libera di Papa Francesco «Assolutamente vietata anche la dispersione sia in terra sia in acqua»

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REGGIO EMILIA. Sono in media 1.200 le cremazioni che ogni anno si effettuano a Reggio Emilia. Si parla di media perché, come sottolinea il dirigente comunale del Servizio anagrafe, Alberto Bevilacqua, «i guasti del forno crematorio rilevati negli ultimi anni hanno fatto sì che molti reggiani siano stati cremati fuori Reggio. Ma a regime questo è il numero che resta costante. Era diverso negli anni ’90, quando a Reggio venivano cremate salme provenienti dalla Sicilia piuttosto che dall’Austria. Ma oggi ogni regione ha i suoi forni crematori...».

E non è un caso se proprio oggi, nel momento in cui viene constatata una crescente diffusione della pratica della cremazione a livello nazionale, dalla Chiesa arrivano nuovi perentori diktat. E se da un lato il Vaticano sdogana la cremazione, dall’altro dice no alle ceneri in casa, no alla dispersioni in luoghi non sacri, no all’utilizzo delle ceneri per forgiare oggetti commemorativi (ad esempio gioielli). La cremazione di un cadavere non è di per sé negazione della fede cristiana ma per la Chiesa resta “la preferenza della sepoltura dei corpi”. Lo indica la nuova Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede in materia “Ad resurgendum cum Christo” (di cui si parla sulla Gazzetta di oggi anche a pagina 9), documento che è stato approvato da Papa Francesco e che, a cascata, viene ribadito in sede di diocesi. Da qui l’intervento del vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, che ribadisce quanto contenuto nel documento che ha avuto il via libera di papa Francesco. «L'antichissima tradizione della Chiesa - si legge nel documento - ha visto nella sepoltura la forma più idonea per esprimere la fede nella resurrezione corporale. Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa desidera sottolineare l'alta dignità del corpo umano. Esso è una parte integrante della persona ed è destinato a condividerne il destino di gloria. La Chiesa non può pertanto ammettere atteggiamenti e riti che ritengano la morte come un annullamento della persona, come un ritorno all'universo, come una tappa di un lungo processo di reincarnazione, o come la liberazione dalla “prigione” del corpo. Per l'alta dignità conferita al corpo dei fedeli defunti, la Chiesa sostiene che la sepoltura debba avvenire nei cimiteri o in altri luoghi sacri». «La Chiesa ritiene pertanto - conferma monsignor Camisasca - che la sepoltura sia da preferirsi. Non vede però ragioni dottrinali per impedire la cremazione, a meno che essa non sia scelta per ragioni contrarie alla fede cristiana. Tuttavia, se il cadavere viene cremato secondo ragioni legittime, le ceneri devono essere conservate in un luogo sacro, cioè in un cimitero o, se è il caso, in una chiesa oppure in un'area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica. Per quanto detto, le ceneri non possono dunque essere conservate nell'abitazione domestica, se non in caso di circostanze gravi ed eccezionali stabilite dall'autorità ecclesiastica; tanto meno possono essere suddivise tra i nuclei familiari. Per evitare ogni equivoco di tipo panteista, naturalista o nichilista, non è permesso inoltre disperdere le ceneri né in terra, né in acqua, né in alcun altro modo. Altresì non è permessa la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, come gioielli o altri oggetti. Pertanto, se un defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione delle ceneri in natura per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie».

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