Gazzetta di Reggio

Reggio

«Cremazione, rispettiamo la volontà dei fedeli»

di Luciano Salsi
«Cremazione, rispettiamo la volontà dei fedeli»

Negare le esequie a chi ha deciso di volere disperdere le proprie ceneri? Don Guido Mortari: «Nessuna inquisizione, di solito niente domande ai parenti»

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REGGIO EMILIA. Secondo la Chiesa cattolica la cremazione è lecita, ma le ceneri devono essere conservate in un cimitero o in un altro luogo sacro. Lo spiega il vescovo Massimo Camisasca illustrando l'istruzione “Ad resurgendum cum Christo” con la quale la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ribadito i limiti entro i quali il Concilio, cinquant'anni fa, aveva ammesso questa pratica estranea alla tradizione cristiana. Le ceneri, cioè, non dovrebbero essere tenute in casa nè, tantomeno, disperse nell'ambiente o incapsulate in gioielli. «Se un defunto - conclude il Vescovo - avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione delle ceneri in natura per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie». Il punto debole di tale divieto è la “notorietà”. La Chiesa infatti non obbliga il sacerdote ad interrogare i parenti che gli chiedono di celebrare il funerale. Di fatto anche dopo una cerimonia religiosa i resti della cremazione possono avere diverse destinazioni. Lo attesta Paolo Poli, il cappuccino cappellano dell'arcispedale Santa Maria Nuova, dove avvengono ogni giorno quattro o cinque decessi, seguiti da esequie cattoliche in tre casi su quattro. «Noi - chiarisce padre Paolo - non indaghiamo sulle disposizioni del defunto. So che vi è stato anche chi si è fatto disperdere le ceneri in mare. Ma la sorte del corpo non cambia se si finisce in terra o nell'acqua. L'importante è che si creda nell'aldilà e nella resurrezione della carne». La crescente diffusione della cremazione sembra essere una ragione decisiva per rafforzare un atteggiamento di grande comprensione nei confronti dei battezzati che scelgono questa pratica per motivi non ideologici.

«Il matrimonio, il battesimo e il funerale - spiega il frate cappellano - sono i momenti più importanti della vita. Si deve andare incontro ai fedeli. Si presume che chi si fa portare in chiesa abbia una fede cristiana e creda nell'immortalità dell'anima e nella resurrezione o, almeno, ne abbia la speranza». Una volta, però, non era così. «Il diritto canonico - precisa padre Poli - vietava la cremazione anche perchè spesso era voluta da chi negava la vita ultraterrena. Ora invece la si ammette quando è motivata da altre ragioni, ad esempio di carattere sanitario. Perfino un nostro frate cappuccino si è fatto cremare».

Neppure Guido Mortari, parroco di Sant'Agostino, si atteggia ad inquisitore: «Di solito - dice - non pongo domande ai parenti. Bisogna essere sensibili di fronte a persone che soffrono. La gente deve essere rispettata. Ci sono motivi tecnici, sanitari o sentimentali per cui si sceglie la cremazione. Ormai nei cimiteri non c'è più spazio. In quanto alle ceneri, come condannare la madre che vuole avere accanto a sè, in casa, quel che resta del figlio?» Questi comportamenti non sono nuovi. "La Congregazione per la Dottrina della Fede - afferma Giuseppe Dossetti, parroco di San Pellegrino - ha confermato ciò che facciamo da tempo. L'istruzione è stata un'occasione per ribadire la fede cristiana nella resurrezione, nella dignità del corpo e nella vita ultraterrena. Mi sorprende un po' che tanti anziani scelgano di essere cremati. Spesso lo fanno per non creare gravami ai figli. Per me ho disposto l'inumazione. Speriamo di porci il problema il più tardi possibile...».

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