I comitati ora fanno rete per la sicurezza
Albinea: riunione di diverse associazioni con l’obiettivo di organizzare iniziative di controllo di vicinato
ALBINEA. Tutti riuniti, per avere una voce più forte e per organizzare iniziative di controllo di vicinato. Martedì a Fogliano si è tenuta un'attesa assemblea dei rappresentati di diversi comitati sulla sicurezza e contro la criminalità del territorio reggiano, convocati dal comitato Bosco Il Pulcino dopo l'aumento dei furti fra l'Albinetano e lo Scandianese, le zone di attività del Pulcino stesso. Oltre al gruppo pedecollinare, hanno partecipato delegati delle associazioni Acque Chiare-Bazzarola, Montecchio Emilia Sicura, Comitato Fogliano e gruppo Gli Amici dell’Aia, con l'obiettivo poi di allargare il discorso anche a gruppi e associazioni di tutta la provincia.
«Ci sono già modelli attivi che ci piacerebbe poter replicare – dice Loris Iotti, portavoce del comitato Il Pulcino – ed altri gruppi di sorveglianza di vicinato già funzionanti con cui vorremmo collaborare; penso a quelli di Vezzano, Toano e della montagna». La riunione è servita per formalizzare un coordinamento fra queste realtà e i prossimi obiettivi. Il primo, a livello più ampio, è coinvolgere la politica nazionale «perché intervenga a livello normativo». La seconda, più concreta ed immediata, è quella di promuovere «le esperienza di “controllo di vicinato” come quella in corso a Montecchio Emilia, da sostenere di concerto con le amministrazioni locali». Si parla di reti di vicinato che segnalano l'un l'altro presenze strane, macchine sospette e raccontano delle esperienze subite, così da poter mettere in guardia altre persone. Questi gruppi solitamente sfruttano le tecnologie dei cellulari, in particolare Whatsapp, che permette di creare gruppi in cui tutti gli iscritti possono intervenire con messaggi per segnalare quello che non va. Un modo per mantenere presidiato il proprio territorio e per fornire informazioni eventualmente utili anche successive indagini, ma un passo indietro rispetto alle cosiddette ronde, forme di sicurezza “fai da te” che comprensibilmente non sono gradite né dalle istituzioni, né dalle forze dell'ordine. Il secondo fronte, oltre al presidio diretto delle proprie zone e al coinvolgimento di altri territorio, è quello nazionale. Per arrivare ai ministeri è necessario che della partita facciano parte le forze politiche. Il nuovo coordinamento si rivolge agli eletti in ogni istituzione locale e nazionale, di ogni partito. E chiede loro «in qualità di rappresentanti del territorio, di agire con energia per dare alle forze dell'ordine ed alla magistratura i mezzi necessari per applicare le norme già esistenti in modo incisivo ed affrontare la situazione». La priorità? «Modificare il quadro legislativo, abbandonando tatticismi politici, per ritornare a uno stato di diritto in grado di far rispettare le regole alla base della convivenza civile». (adr.ar.)
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