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Liceo sovraffollato, gli studenti: "Più pianificazione o numero chiuso al Moro"

Liceo sovraffollato, gli studenti: "Più pianificazione o numero chiuso al Moro"

Dopo la protesta a scuona una delegazione di studenti dello scientifico in Gazzetta per spiegare i motivi della rivolta: «Via strumenti e laboratori solo per fare spazio»

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REGGIO EMILIA  Basta nuove iscrizioni, il Moro scoppia. Ci auguriamo il numero chiuso (anche se il nostro Liceo ha una storia diversa dal Bus) perché la situazione è ormai invivibile. Se il numero chiuso non fosse un’opzione praticabile, chiediamo quantomeno di cominciare a fare una pianificazione seria sulle nuove entrate, perché la quantità non può andare a discapito della qualità».

È la richiesta che una delegazione di una decina di studenti, rappresentanti d’istituto delle classi quarte e quinte – tra i quali Andrea Incerti e Pietro Ferretti – hanno messo sul tavolo della Gazzetta di Reggio, all’indomani della rivolta che un migliaio di studenti (su 1.700, alcuni sono rimasti in aula) ha inscenato lunedì, opponendosi allo smantellamento dell’aula di body building.

Un’agitazione scoppiata nel momento in cui i tecnici stavano provvedendo a spostare i macchinari, destinati due all’Iti Nobili e due al camposcuola Foscato. È stata la miccia che ha acceso gli animi, provocando un’assemblea spontanea nell’atrio del liceo, risoltosi con un faccia a faccia con la preside Maria Cristina Grazioli. Tra l’altro, l’aula del body building aveva una sua storia: in mancanza di una palestra, per un certo periodo la Provincia aveva messo a disposizione un pullman per consentire agli studenti del Moro di recarsi a Sesso, poi i docenti avevano deciso di rinunciare al pullman, recandosi sul posto in altro modo, e di utilizzare quel denaro per acquistare macchine da body building, tuttora utilizzate.

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«Nella seconda ora di educazione fisica, il professore ci chiedeva chi voleva andare a fare body building anziché giocare a calcetto, poi ci si dava il cambio», raccontano i ragazzi.

Il body building è stato il sintomo di una serie di problemi creati dal sovraffollamento, che gli studenti hanno ribadito ieri. Il Moro ha avuto un boom di iscrizioni – non dovuto allo scientifico, ma al linguistico e alle scienze applicate – che hanno fatto lievitare il numero di iscritti agli attuali 1.700: sette le nuove classi istituite negli ultimi due anni, con inevitabili ricadute sulla quotidianità.

Il liceo è sempre stato considerato una scuola di eccellenza: conta sei laboratori di materia (due di informatica, due di scienze per biologia e chimica, due di fisica), oltre a uno spazio studenti colorato e autogestito con tanto di divani in pelle, due laboratori di lingue dotati di postazioni e cuffie, più una sala audiovisivi che funge da sala conferenze, una biblioteca non solo interna bensì convenzionata con quelle comunali, perfino un orto botanico. Fiore all’occhiello di un istituto superiore ambito.

«Il Moro è sempre stato il liceo migliore di Reggio, quello che fa tendenza, all’avanguardia: almeno così era fino a tre anni fa», dichiarano i ragazzi. Perché l’impennata delle iscrizioni ha comportato una riorganizzazione dello spazio a disposizione, con lo smantellamento degli spazi considerati superflui: «Sono rimasti solo i laboratori di materia, smantellato tutto il resto, perfino l’ufficio del tecnico del laboratorio di fisica è stato riadattato a classe».
Se il numero di studenti per classe nelle quinte si aggira sui 18 giovani, le prime risultano formate da non meno di 26 allievi, con una quarta “monstrum” che conta addirittura 34 alunni (in virtù del numero di iscritti di quell’anno, più i numerosi bocciati).

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Da due anni a questa parte, inoltre, è stata inserita la rotazione delle classi, che riguarda solo le quarte: ogni giorno si cambia aula e si va a “riempire” lo spazio lasciato libero dalla classe che va a svolgere educazione fisica. Gli intoppi non sono mancati.

«L’anno scorso la classe che doveva andarsene non ha fatto educazione fisica e ci siamo ritrovati a far lezione in corridoio», raccontano i ragazzi, che aggiungono: «La vicepresidente provinciale Ilenia Malavasi dice che gli spazi ci sono, ma si vede che non vive la scuola nella sua quotidianità. Vada a chiedere a coloro che fanno le rotazioni, se è piacevole».

Gli studenti non sono scandalizzati dalla rotazione: «Il Bus lo fa da anni, noi non siamo abituati e il sistema funziona solo se ogni ingranaggio è al suo posto; basta perfezionarlo. Saremmo ben disposti alla rotazione, se vedessimo che il cambiamento è limitato a questo piccolo disagio: invece ci tolgono i laboratori e le attrezzature, mentre peregriniamo da una stanza all’altra».

In mezzo a tutto questo, secondo la popolazione studentesca c’è «un metodo aziendalista applicato alla lettera al Moro» e un rapporto umano inesistente tra le varie componenti dell’istituto. In particolare alla preside Grazioli gli studenti imputano decisioni unilaterali e scarso coinvolgimento, a differenza della precedente gestione di Roberto Villa: «Il Moro era una grande famiglia. Lo è ancora per quanto riguarda gli studenti, che si sono uniti nella protesta di lunedì, non lo è più per quanto concerne la dirigenza».

Il punto è che, secondo i rappresentanti d’istituto, «quello che sta succedendo prefigura in piccolo quello che accadrà l’anno prossimo se non verrà istituito il numero chiuso: la preside ha affermato che è un’eventualità che sta valutando insieme alla Provincia, vedremo – chiude la delegazione – Malavasi ha parlato di diritto allo studio, che è sacrosanto; ma occorre anche vedere in quali condizioni si studia. Quello che contestiamo è il metodo: rinunciare a laboratori, aule di eccellenza e qualsiasi altro aspetto qualificante solo per il numero non ha senso. Non siamo guerrafondai della “buona scuola”, a noi interessa solo la vivibilità del Moro».

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