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L’INTERVISTA

Luca Vecchi e i dieci giorni che hanno cambiato Reggio

di Evaristo Sparvieri
Luca Vecchi e i dieci giorni che hanno cambiato Reggio

Il primo cittadino: «La nostra città? Sta diventando davvero internazionale»

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REGGIO EMILIA. «Il viaggio in Sudafrica e Mozambico? Una missione importante nell’ottica dell’internazionalizzazione della città». E poi: «I finanziamenti per l’Arena al Campovolo? Adesso non ragioniamo più in termini di suggestione, ma di una progettazione con tempi e modi precisi». E ancora: «Il Giro d’Italia? Ci sono territori come il Chianti che con il Giro hanno veicolato nel mondo il loro brand. Faremo lo stesso per il 220esimo anniversario del Tricolore, nell’anno in cui inaugureremo anche il nuovo museo». E infine: «La Mediopadana? Intanto segnalo due elementi: il primo è che dopo tre anni è chiaro sia stata un’operazione di successo, il secondo è che fin qui solo il Comune e Rfi hanno fatto la propria parte. E che se vogliamo la stazione come hub di una città internazionale serve la disponibilità di tutti a concorrere, a cominciare dai privati». È appena tornato dalla missione nell’Africa Australe, che non ha esitato a definire la più importante negli ultimi 20 anni. E, come in un vortice, al suo ritorno si sono susseguiti l’uno dopo l’altro l’arrivo dei finanziamenti per il Campovolo, lo sblocco delle risorse per le ex Reggiane e l’annuncio della tappa reggiana del Giro d’Italia. Ma anche la polemica sui tempi per la riapertura di piazza della Vittoria, l’eterna discussione sul buio di piazza Martiri del 7 Luglio, le feroci critiche sui seggiolini neroverdi (nel tricolore) del rinnovato PalaBigi e il dibattito sullo sviluppo della Mediopadana, innescato dalle recenti dichiarazioni di Romano Prodi sulla necessità di una viabilità più fluida e di collegamenti più efficienti.

Una combinazione di ingredienti che per il sindaco, Luca Vecchi, sono legati da un unico grande filo: «I fatti nuovi sopraggiunti negli ultimi dieci giorni sono la testimonianza oggettiva di una città che è in movimento e che sta cambiando. Di una città che deve prendere coscienza di se stessa in modo più forte, senza mettere i problemi sotto il tappeto. Ma continuando sulla strada tracciata finora: prendere impegni che si possono mantenere».

Sindaco, ma era davvero così importante questa missione in Africa?

«C’è un grande patrimonio di relazioni vive da tempo, che ora sono state rilanciate nel futuro. Vorrei che fosse chiaro a tutti: io come sindaco ho ereditato una storia di rapporti partita quaranta anni fa. Potevamo disperderla gradualmente oppure assumercene la responsabilità e rilanciarla su contenuti nuovi. È quello che abbiamo fatto, con un format da esportare anche per altri Paesi nell’ottica di una internazionalizzazione della città. Abbiamo presentato Reggio Emilia città del Tricolore, portando con noi il mondo produttivo, la cultura, il nostro sistema educativo e i nostri prodotti tipici sottoscrivendo importanti accordi economici. Abbiamo portato i temi dello sviluppo economico ad affiancare relazioni che storicamente erano all’insegna della solidarietà. Non è stata una vacanza».

Una missione ambiziosa. Forse troppo rispetto ai problemi rimasti qui a Reggio? Si pensi a piazza Martiri perennemente al buio... mentre lei era assente è riesplosa la polemica.

«Inaugureremo piazza della Vittoria il prossimo 12 novembre. E ci saranno due nuove linee di illuminazione, una verso l’Isolato l’altra verso i Giardini, che anche per piazza Martiri genererà un effetto luce diverso da quello attuale. Se non basterà, interverremo rapidamente con nuove installazioni luminose sul versante della piazza del Valli. Ma con la nuova piazza della Vittoria passeremo da un cantiere buio ad un contesto bello e importante».

Un cantiere che ha spaccato in due la città. Ne valeva la pena?

«Vorrei dire una cosa con chiarezza: viviamo in un Paese dove le grandi opere non sono mai portate a compimento. Io ho ereditato un cantiere che ha caratterizzato la campagna elettorale, l’ho gestito con responsabilità arrivando fino in fondo. Un cantiere che ha diviso una città, alla quale ora restituiremo una piazza bella, migliore, riunendo la comunità. È questo ciò che conta. Mi fa piacere che ci sia ansia da inaugurazione. Ma so che ancora una volta questa amministrazione e la precedente hanno dimostrato capacità di corrispondere agli impegni presi. Piazza della Vittoria però è uno spartiacque».

In che senso?

«Nel senso che si pone tra il piano di valorizzazione del centro storico partorito dalla precedente amministrazione e il piano confezionato da noi. È un elemento all’interno di una strategia più ampia, dove la bellezza della città diventa un fattore di investimento. Abbiamo inaugurato Palazzo del Carbone, l’Università andrà in piazza Scapinelli, investiremo su musei, chiostri, biblioteche. Rifaremo e riqualificheremo anche piazza San Prospero e piazza Roversi, oltre ad inaugurare il nuovo museo del Tricolore, il 7 gennaio. E poi la riqualificazione di piazzale Marconi. Senza dimenticare il PalaBigi, dove il 6 tornerà a giocare la Pallacanestro Reggiana, che presto avrà mille posti in più».

Con alcuni seggiolini neroverdi. Una svista?

«Penso che dopo trent’anni abbiamo abbellito e riqualificato una struttura con risorse nostre, rendendola anche più confortevole. Per i seggiolini abbiamo ritenuto che la combinazione migliore fosse il Tricolore, con la scritta Reggio Emilia. Razionalmente, può piacere o non piacere. Ma francamente non inseguo polemiche che lasciano il tempo che trovano. E penso che la maggior parte dei reggiani la pensi come me».

Anche per la Mediopadana? Decolla o non decolla definitivamente?

«La stazione Av ha un ruolo centrale. E dà il senso della trasformazione complessiva dell’Area Nord, dove forse è sfuggito che nel piano periferie della legge di Stabilità il Governo ha finanziato al 100% le ex Reggiane e la riqualificazione di Santa Croce per 18 milioni di euro e dove nei giorni scorsi è stato attivato anche un nuovo bando per 11 milioni di euro. Un parco dell’Innovazione che, con il Campus universtiario, il rilancio di Mancasale, le 100mila presenze internazionali di Reggio Children e il cantiere della nuova scuola primaria, sta subendo una trasformazione storica che ridisegnerà una parte della città. All’interno di questo sistema la stazione Av si è già dimostrata un’operazione di successo. Tre anni fa anche l’ad delle Ferrovie parlava del rischio cattedrale nel deserto. In tre anni si è arrivati a oltre un milione di passeggeri, circa tremila al giorno. Si è passati da 400 posti auto a 1.100. Non c’erano bus, oggi ci sono due linee e 26 nuove licenze di taxi. Rfi ha aperto bar e tabaccheria. Credo che il Comune e Rfi la propria parte la stiano facendo e la continueranno a fare. Sugli elementi di dettaglio si può ragionare. Un collegamento ciclopedonale con lo stadio, ad esempio, è già nel master plan e si può fare, così come altre operazioni, ascoltando il contributo di tutti. Ma credo che sia ragionevole pensare che, in un contesto di pianificazione della città internazionale, sia ragionevole pensare che anche altri attori, magari privati, possano prendere in considerazione di investire per un hub nell’interesse complessivo».

Gli stessi privati che servirebbero per l’Arena al Campovolo? Siamo davvero a una svolta con l’arrivo di 1,7 milioni dalla Regione?

«Anche qui abbiamo preso un impegno che stiamo rispettando. Forse l’impegno più difficile fra le linee di indirizzo di mandato. E per questo ringrazio la Regione che ci ha creduto dando un contributo importante. Se ora ci sono privati interessati a realizzare il progetto, e ci sono, devono scendere in campo per completare il quadro economico-finanziario. Con l’Arena ci candidiamo davvero a diventare capitale della musica. E non ragioniamo più su suggestioni, ma su un progetto di realizzazione capace di attrarre un bacino nazionale e internazionale. Un’Arena da 10mila a oltre 100mila spettatori che sarebbe unica in Europa, una mediopadana della musica in grado di competere con San Siro, con caratteristiche tecniche non solo per il rock, ma per una produzione culturale a disposizione di tutta la città».

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