Gazzetta di Reggio

Reggio

Messa col cardinale per don Ercole Artoni

Messa col cardinale per don Ercole Artoni

Sabato alle 11.30 la celebrazione per i 60 anni di sacerdozio del fondatore della Papa Giovanni XXIII

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Sarà il cardinale Francesco Coccopalmerio, che vive in Vaticano dove presiede anche il Pontificio consiglio per i testi legislativi, a celebrare sabato mattina una messa per ricordare il 60esimo anniversario di sacerdozio di don Ercole Artoni, ordinato il 24 giugno 1956, fondatore della Centro sociale Papa Giovanni XXIII.

La cerimonia, alla quale è invitata tutta la cittadinanza, si svolgerà nella sua Casa, ovvero la sede dell’Associazione Onlus di via Madre Teresa 1/E a Villa Sesso, sabato alle 11.30

Il cardinale Coccopalmerio verrà a Reggio Emilia per celebrare una messa all’interno di “una struttura che rappresenta l’importanza del tema dell’accoglienza e della misericordia”.

Nell’occasione, oltre a celebrare il proprio fondatore, il Centro sociale Papa Giovanni XXIII aprirà formalmente i festeggiamenti per il 40esimo anniversario di fondazione.

Il Centro sociale, infatti, nacque a Reggio Emilia nel 1977 e da ottobre a maggio 2017 è in programma una serie di momenti pubblici e privati nei quali condividere, con la cittadinanza, gli operatori e gli ospiti accolti, la gioia di questi quarant’anni di servizio.

Al termine della messa è previsto un rinfresco per tutti i partecipanti e un concerto di campane fatto dall’Unione Campanari Reggiani.

La storia di don Ercole è legata a doppio filo all’associazione: era il 1977 quando, in un casolare di Mancasale, il sacerdote posò la prima pietra della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Un progetto a favore inizialmente dei tossicodipendenti e degli emarginati che, nel corso del tempo, si è ampliato. Arrivando a trasformare la piccola realtà in Associazione Onlus (apartitica, laica e indipendente), largamente diffusa nel Reggiano e dotata di personalità giuridica.

«Nel 1976 – recita una nota autobiografica di don Ercole Artoni – organizzai il primo gruppo di genitori con i figli tossici. Ci si trovava in Comunità ogni settimana al sabato pomeriggio. In poco tempo i genitori da 6 passarono a 40. Quante lacrime, quanti sensi di colpa, quanta rabbia verso la società e le istituzioni che non si ponevano l’obbligo di fermare l’ondata devastante della droga. Dal 1984 al 1996 la malattia dell’Aids mise a dura prova i ragazzi e le ragazze che ne furono contagiati e noi operatori. In poco più di sei anni ne sono morti 20, una vera strage».

Da allora, da quel vuoto che soffocava le vite dei tanti condannati a morte per Aids, scienza e istituzioni hanno fatto parecchi passi in avanti.

E, se il nulla in cui un tempo erano immersi i tossicodipendenti è stato colmato, lo si deve anche al contributo del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII. Una realtà radicata (36 sono le sedi operative), che – oltre alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti – si occupa di dipendenza dal gioco d'azzardo, di marginalità, di accoglienza a donne e bambini, di prevenzione e informazione a riguardo delle droghe e delle malattie sessualmente trasmissibili e di affiancamento ai ragazzi disabili nelle scuole.

Una vera e propria macchina del sostegno, dunque, che attualmente accoglie quasi 4mila persone, impiegando più di 100 dipendenti e qualche volontario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google