Gazzetta di Reggio

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Bellini teme di essere ucciso a Reggio

di Tiziano Soresina
Bellini teme di essere ucciso a Reggio

Il killer 63enne chiede la scorta per deporre oggi, ma per evitare rischi potrebbe anche essere sentito in videoconferenza

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REGGIO EMILIA. Teme per la sua incolumità, ancor più in concreto teme di essere ucciso e ha, quindi, chiesto alla Corte di essere perlomeno scortato nell’intero tragitto che dovrà percorrere per venire a testimoniare oggi pomeriggio nel maxi processo Aemilia. Stiamo parlando della figura più enigmatica della criminalità reggiana, cioè il killer 63enne Paolo Bellini che sa di avere non pochi nemici nella nostra città e per venire a deporre vuole garantirsi la massima sicurezza. Da tempo ha chiuso la stagione da collaboratore di giustizia, quindi non ha più diritto alla scorta garantita dal Servizio centrale di protezione di Roma, ma lui ritiene di rischiare la vita ritornando a Reggio ed è per questo che vuole essere affiancato dalle forze dell’ordine (dovrebbero essere i carabinieri) in questa “trasferta” giudiziaria, fin dalla partenza dalla località segreta del Centro Italia in cui vive.

E in questo tira e molla fra la “Primula nera” e gli inquirenti si conferma sempre più nelle ultime ore la volontà di Bellini di non voler rischiare con un “viaggio” a Reggio, il che potrebbe far ripiegare su un collegamento in videoconferenza con l’aula bunker di via Paterlini dove si sta svolgendo lo storico processo alla ’ndrangheta emiliana. Se non sarà così e il killer della Mucciatella accetterà di testimoniare in aula, il tribunale verrà oggi ulteriormente blindato, aggiungendo forze alla già importante presenza 24 ore su 24 dell’esercito come sta avvenendo da quando è iniziato – a marzo – il maxi processo di mafia.

Da Bellini il pm antimafia Marco Mescolini vuole sapere come si muoveva a Reggio la 'ndrangheta negli anni Novanta, quale supporto aveva dato alle azioni criminali susseguitesi in quel cupo periodo e in particolare che rapporti avesse con Antonio Valerio (Bellini tentò di ucciderlo sparandogli alla testa nel 1999, ndr) che ora è alla sbarra per il processo Aemilia e sta seguendo le udienze nelle “gabbie” predisposte per i carcerati. Che sia preoccupato per la sua vita Bellini l’ha già “gridato” due anni e mezzo fa nell’aula bunker di Rebibbia, durante una fase del processo per la presunta trattativa Stato-Mafia. Sentito come testimone fu a dir poco esplicito: «Mi avete abbandonato, sono un morto che cammina ma faccio il mio dovere fino in fondo. Lo Stato con me ha firmato un contratto che non ha rispettato». Oggi l'ex primula nera, il bandito della Mucciatella, l'uomo dai mille volti e almeno undici omicidi, non è più sotto protezione. Lavora – sotto falso nome – come pizzaiolo. Il suo tutore è un prete che lo avrebbe addirittura avviato a una conversione. Ma per uno così, i conti con il proprio passato non si chiudono mai...

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