«La fonderia Gft salvata dai lavoratori»
Offerte al rialzo tra le due cordate pronte a rilevare l’attività. Scialla (Uilm): «Fabbrica preservata grazie al presidio»
REGGIO EMILIA. Dovevano andare in ferie ma l’ultimo giorno di lavoro - prima della lunga pausa estiva - è arrivata la notizia ferale. La Gft, azienda nella quale l’80% dei 95 dipendenti proviene da un fallimento, ha chiesto il concordato preventivo. Una vicenda già raccontata in questi due mesi dalle cronache, ma che è giunta ora a una fase decisiva, come decisivi sono stati i risvolti di questi giorni in cui l’attività dovrebbe passare di mano.
I lavoratori, in maniera silente ma determinata, sarebbero stati una delle chiavi del salvataggio in atto della fonderia che rifornisce le grandi case automobilistiche e che lega insieme una filiera reggiana che comprende diverse imprese e un indotto di 250 persone circa. «È grazie al presidio dei lavoratori davanti alla fabbrica quando è stata chiusa che l’attività potrà andare avanti - racconta Jacopo Scialla, segretario della Uilm-Uil, che ha vissuto in prima persona la mobilitazione dei lavoratori fuori dall’azienda di Mancasale - La fabbrica è stata chiusa dopo sette mesi di silenzio da parte della proprietà. I lavoratori hanno subito deciso di presidiarla. Quasi un’occupazione fuori dai cancelli, dalle 8 del mattino a mezzanotte per 12 giorni, passando le ferie sul posto di lavoro per evitare ulteriori sorprese. Ciò ha permesso che l’azienda non fosse spogliata degli stampi, pezzi fondamentali per lavorare evitando poi lo spegnimento dei forni, che avrebbe messo in discussione la ripartenza a settembre».
Non parliamo infatti di realtà produttiva senza commesse. Le case automobilistiche internazionali assicurano lavoro. La crisi è invece finanziaria, e potrebbe essere risolta dall’acquisizione del ramo d’azienda da parte di una delle due cordate che hanno partecipato alla gara indetta del tribunale, che asssegnerà l’attività al miglior offerente. «Siamo convinti che l’azienda debba rimanere reggiana perché dalla stessa dipende la sorte di tante realtà dell’indotto locale - racconta Scialla - Grazie all’impegno del commissario giudiziale sono stati messi in cima anche due criteri sociali per valutare le offerte: la salvaguardia di tutti i 95 posti di lavoro e la continuità aziendale. Come detto la territorialità è importante ma viene prima il salvataggio di questi dipendenti, molti dei quali hanno già passato l’inferno venendo da un altro fallimento».
L’offerta più alta presentata in tribunale è di alcuni soci dell’attuale Gft, che hanno presentato un’offerta irrevocabile per l’acquisizione di tutti i posti di lavoro e dell’immobile. Livello che superava quello della Tefcal srl, altra cordata che ha poi rilanciato rispetto alla sua offerta iniziale. A questo punto il commissario ha sospeso l'assegnazione provvisoria e ha passato la mano al giudice che dovrà convocare le due società e tirare le somme. «Gft è un’azienda che deve funzionare, è un patrimonio industriale di Reggio Emilia - conclude Scialla, che porta vanti la trattativa con la Fiom - Lì dentro ci sono quasi 100 famiglie da tutelare così come un importante pacchetto clienti che non deve essere disperso. Abbiamo chiesto più volte a Unindustria di intervenire al tavolo ma non c’è stata risposta così come alle due cordate. Per ora solo Tefcal ha risposto».
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