Gazzetta di Reggio

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«Nella società civile la mafia si fa largo con la corruzione»

di Jacopo Della Porta
«Nella società civile la mafia si fa largo con la corruzione»

Lo studioso Nicaso domani a Reggio per il suo nuovo libro «Da Messina all’Emilia, le cosche hanno sfruttato il sisma»

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REGGIO EMILIA. «Nel 2009 all’Aquila e nel 2012 in Emilia la mafia si è subito mobilitata per sfruttare l’occasione della ricostruzione post-terremoto. Non si tratta di una novità perché era già accaduta la stessa cosa nel 1908 con il tragico sisma di Messina e Reggio Calabria». La storia delle organizzazioni criminali racconta di una grande capacità di adattamento dei mafiosi agli scenari sociali ed economici che di volta in volta si presentano. Ma ci sono tratti distintivi che perdurano nel tempo, come emerge dalle parole dello studioso Antonio Nicaso, che ha appena dato alle stampe il libro “Padrini e padroni: come la ’ndrangheta è diventata classe dirigente”, scritto con il magistrato Nicola Gratteri, che sarà presentato dai due autori domani alle 18 all’Hotel Astoria a Reggio.

Nella sentenza del processo Aemilia che si è svolto con rito abbreviato a Bologna il gup Francesca Zavaglia ha scritto che «lo sfruttamento da parte della criminalità organizzata delle calamità naturali è fatto purtroppo notorio in questo Paese». E gli esempi si perdono indietro nel tempo. «Dopo il terremoto del 1908 - spiega Nicaso - furono stanziati 190 milioni di lire per la ricostruzione, ma la presenza nella gestione dei fondi anche di boss e picciotti, molti dei quali tornati dall'America per l'occasione, causò danni gravissimi, sottraendo risorse preziose, trasformando le due città in enormi baraccopoli e dando vita a un malcostume ormai diventato abituale».

Un’altra costante del fenomeno mafioso è la relazione con il potere politico a livello locale e nazionale. Relazione che dunque non è accidentale ma costitutiva. «Nel 1869 le elezioni amministrative di Reggio Calabria furono annullate per infiltrazioni della ’ndrangheta. Già in quegli anni la criminalità organizzata si muoveva anche sul piano politico, alleandosi con la destra liberale, il potere fondiario e la massoniera. Queste vicende dimostrano che il rapporto con la politica si trova fin da subito agli esordi. Questo modello è stato poi replicato ovunque l’organizzazione sia andata».

L’inchiesta Aemilia, così come altre in giro per la Penisola, hanno portato in luce la zona grigia dove le mafie ed esponenti della società civile s’incontrano per fare affari, in Mafia Capitale si è parlato di “mondo di mezzo”.

«Un mondo dove il tratto distintivo è la corruzione, più che la violenza. Mafia e corruzione sono strettamente legate mentre spesso vengono affrontati come fenomeni distinti. Spesso si fa fatica a capire quale sia il volto della nuova mafia e la sottovalutazione può nascere dal fatto che in alcuni frangenti non si vedono episodi eclatanti di violenza. Spesso la mafia non ha bisogna di sparare: o perché basta il potere intimidatorio o perché si fa largo con la corruzione».

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