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Valerio replica ai racconti in aula di Bellini

Valerio replica ai racconti in aula di Bellini

Il 49enne: «Non ci fu guerra di mafia a Reggio negli anni ’90 e non c’entro con la morte di Vasapollo»

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REGGIO EMILIA. La testimonianza a tutto campo del killer Paolo Bellini nell’aula-bunker del maxi processo Aemilia ha provocato, attraverso il suo legale, la reazione di Antonio Valerio (il 49enne è alla sbarra nel procedimento e negli anni Novanta ha rischiato di morire proprio sotto i colpi del bandito della Mucciatella). Tre i punti della deposizione contestati dall’avvocato difensore Francesco Miraglia. In primis quando il killer ha specificato «che per Valerio dovevo fare un servizio, l’uccisione di un signore che sarebbe stato responsabile della morte di suo padre». Invece per il difensore: «Come mandante dell’omicidio a cui fa riferimento Belllini, Valerio è stato assolto dal tribunale di Catanzaro per non aver commesso il fatto con sentenza, non impugnata dalla stessa procura, passata in giudicato». In secondo luogo c’è il movente del tentato omicidio sempre di Valerio: «Era ritenuto un traditore perché aveva partecipato all’uccisione di Nicola Vasapollo». L’avvocato Miraglia è lapidario: «Valerio non è mai stato neanche indagato per l’omicidio di Vasapollo». Infine i ripetuti richiami alla ’ndrina reggiana e alla “guerra” di mafia degli anni Novanta che Bellini marchia come ’ndrangheta. Per l’avvocato Miraglia tutto ciò è smentito dalle sentenze confermate in Cassazione: «Quanto successe a Reggio non è da ascrivere a qualsivoglia guerra di ’ndrangheta».

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