«Un cacciatore ha sparato verso di noi»
Castellarano: testimonianza di una escursionista che, con una amica, era sul Monte delle Valli
CASTELLARANO. Stavano facendo una tranquilla escursione quando, improvvisamente, si sono ritrovate a vivere attimi di paura.
È quanto accaduto a una donna, residente a Reggio Emilia, e a una sua amica che, domenica mattina intorno alle 9.30, si trovavano sul sentiero che collega il Monte Maestà nera e il Monte delle Valli a Roteglia. Le due amiche hanno notato la presenza di un cacciatore e di cani sulla collina di fronte a loro. Inizialmente, le due non hanno badato più di tanto alla cosa, né temevano per la propria incolumità: si ritenevano ben visibili perché su quel percorso, che si snoda in cresta ad una collina, la vegetazione non è boschiva ma sono presenti solo radi arbusti, e inoltre indossavano indumenti colorati, mentre continuavano a parlare ad alta voce. «Dopo qualche minuto, ci coglie completamente impreparate l'improvviso sparo di un cacciatore ad una lepre, proprio sul ciglio del sentiero che stavamo percorrendo, ad una distanza di 20/30 metri, certamente non di più, rivolto esattamente nella nostra direzione – racconta una delle due donne –. Con chi possiede anche una naturale sensibilità per la vulnerabilità e la sofferenza di un animale, potrei dilungarmi a descrivere cosa si prova nel vedere, a pochi metri da noi, una lepre appena colpita, in uno stato di dolore e terrore cieco, afferrata per le orecchie come un qualsiasi oggetto inerte e trascinata via, ancora viva ma con le zampe posteriori a penzoloni, maciullate dal colpo... Tralasciando tuttavia questo aspetto, vorrei sottolineare come la nostra incolumità sia stata messa gravemente a rischio. Sarebbe bastato che il fucile fosse stato puntato qualche centimetro più in su, che la lepre fosse stata qualche centimetro più vicina a noi, e ci saremmo trovate esattamente nella linea di tiro. La prima cosa che abbiamo detto al cacciatore è stata: "Ma non ci aveva visto?", la risposta è stata semplicemente "No". Senza scuse. Senza commenti. Afferrata la preda si è semplicemente allontanato».
Le due amiche hanno avvisato i carabinieri, fornendo i propri dati ai militari e riferendo nel dettaglio l'accaduto. «Abbiamo descritto anche l'aspetto del cacciatore: questo dovrebbe dimostrare quanto si trovasse vicino a noi – prosegue il racconto l’escursionista – apprendendo però che quanto accaduto non si configura affatto come reato, e che qualsiasi denuncia sarebbe stata fine a se stessa. In fin dei conti, ci è stato detto, nessun testimone può confermare la distanza a cui ci trovavamo e nessuno è stato ferito, pertanto la questione si ridurrebbe eventualmente alla nostra parola contro la sua. In ogni caso, abbiamo riconosciuto poco dopo il signore in questione, insieme ad un altro compare, su una jeep. Abbiamo fornito ai carabinieri il numero di targa, confidando che almeno possa ricevere qualche gentile raccomandazione ad aprire gli occhi». L’escursionista ha segnalato l’episodio anche a Legambiente. «L’associazione mi ha detto che non è la prima volta che si verificano casi come quello che abbiamo vissuto io e la mia amica – prosegue la donna –. Non è paradossale che una società che si definisce civile ammetta che possano avvenire episodi come questo in luoghi accessibili a chiunque, a discapito del diritto di ogni cittadino ad un'attività pacifica e salutare come quella di camminare in mezzo alla natura? Vorrei sottolineare infatti che chi ama praticare attività fisica nella pace e nella bellezza di questi luoghi fuori dai centri abitati lo fa spesso anche per godere del silenzio e dell'aria pulita che i luoghi in cui viviamo quotidianamente non sono più in grado di assicurare. Lo ritengo pertanto un sacrosanto diritto, che da ora in poi, non potrò più esercitare serenamente» conclude la donna.
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