Gazzetta di Reggio

Reggio

Il Comune punta sui beni del fallimento

di Serena Arbizzi

Dovrà pagare 15 milioni di debiti alle banche, ma potrebbe tornare proprietaria di macchinari e terreni dello stesso valore

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CORREGGIO. Sono trascorsi quasi tre anni dal fallimento di En.Cor, l’ex municipalizzata creata per la produzione di energie rinnovabili che sta tenendo con il fiato sospeso i correggesi a causa del debito milionario che ha provocato. Sono in molti ad attendere notizie sull’esito del fallimento che reca la data del 24 gennaio 2014: poco meno di tre anni di attesa per i creditori che stanno attendendo di conoscere la sorte dei beni di En.Cor e che ora figurano nello stato passivo. Dopo tre anni, infatti, i creditori vorrebbero un “tesoretto” che include un ammontare sostanzioso, pari ad almeno 15 milioni di euro. Equivalente, ovvero, al debito verso le due banche alle quali, secondo le due sentenze del Tribunale di Reggio Emilia, il Comune di Correggio dovrà versare circa 15 milioni di euro a causa delle lettere di patronage con le quali l’amministrazione comunale precedente si era impegnata a garantire per En.Cor. I beni che figurano nello stato passivo hanno un valore superiore ai 15 milioni: il Comune ha indicato quali di questi beni potrebbero servire per coprire questa somma, scaturita dalle due sentenze avverse all’amministrazione. E lo ha fatto muovendo da alcune premesse fondamentali.

Tra i creditori della fallita En.Cor, infatti, si sono iscritte anche la San Felice 1893, la Banca nazionale del lavoro e il Banco Popolare, i tre istituti di credito verso i quali il Comune aveva firmato le lettere di patronage. Nel caso il Comune dovesse provvedere al pagamento dei 15 milioni di euro, l’amministrazione potrebbe “surrogarsi”, ovvero sostituirsi ai diritti vantati dalle banche creditrici nel fallimento. Il Comune potrebbe così ottenere quanto pagato alle banche attraverso due opzioni: o incassando quanto verrà distribuito in sede di riparto delle somme incamerate a seguito della liquidazione dei beni che fanno parte del patrimonio fallimentare di En.Cor; oppure, in alternativa, ottenendo l’assegnazione diretta di parte degli immobili che fanno parte del fallimento. Il Comune elenca alcuni immobili dal valore ragguardevole tra quelli inseriti nello stato passivo del fallimento di Correggio Energia. Tra questi, la scuola San Francesco, valutata un milione e 34mila euro. Tra gli altri beni dal valore elevato, appare un gassificatore Eva per un valore di circa un milione e 900mila euro. Lo stato passivo include poi diversi pannelli collocati in numerosi luoghi della città e delle frazioni, come quello installato al palazzetto dello sport per oltre 200mila euro. Tra i beni è incluso un oleificio di oltre 400mila euro e terreni per quasi un milione.

Tra i creditori di En.Cor in attesa di conoscere i prossimi sviluppi del procedimento fallimentare, oltre alle tre banche verso le quali è stata emessa la lettera di patronage, figurano anche alcuni lavoratori, il fisco e l’amministrazione comunale.

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