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Nessuna fusione in vista, al massimo delle sinergie tra le “sorelle” Il modello federale di Conad si smarca da quello di Alleanza 3.0

Nessun fusione in vista. Né ora né tra vent’anni. Poi chi vivrà vedrà. È questa la filosofia piuttosto stringente di Ivano Ferrarini, da danni direttore generale di Conad Centro Nord, che nel sistema...

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Nessun fusione in vista. Né ora né tra vent’anni. Poi chi vivrà vedrà. È questa la filosofia piuttosto stringente di Ivano Ferrarini, da danni direttore generale di Conad Centro Nord, che nel sistema delle sette sorelle si piazza circa a metà per fatturato espresso, pari a 1,2 miliardi nel 2015 e in crescita nell’anno in corso per una cinquantina di milioni. Ma a fare la differenze nelle aziende non è solo la massa ma la sua gestione in chiave di costi e guadagni. E Conad Centro Nord punta per quanto possibile ai margini e mantenere una struttura autonoma. «Nell’ambito Conad siamo sette coop robuste: Perugia, Tirreno, poi Romagna, noi, Modena, Adritica e Sicilia - dice Ferrarini - Abbiamo aziende snelle e veloci, in grado di gestire il territorio. Non vogliamo disperdere queste caratteristiche né bisogno di fare sommatoria. Soprattutto non voglio fare fusioni che sommino costi. Se ci fanno proposte di aggregazioni logistiche e commerciali che aiutino a rendere più efficiente la struttura e a recuperare margini e produttività io sono disponibilissimo a farlo e ci stiamo pensando». Inoltre, per Ferrarini, sommare due aziende vorrebbe dire perdere il rapporto con il territorio e tutti i vantaggi che secondo noi rappresentano la forza di Conad. Noi siamo un sistema federale e puntiamo a rimanerlo per i prossimi vent’anni». (e.l.t.)

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