Gazzetta di Reggio

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En.Cor, gli ex dipendenti tra i creditori

di Serena Arbizzi
En.Cor, gli ex dipendenti tra i creditori

Correggio: alcuni lavoratori iscritti nello stato passivo del fallimento. Hanno lottato per avere il Tfr tramite i sindacati

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CORREGGIO. Nello stato passivo del fallimento di En.Cor, tra i creditori, sono stati iscritti anche alcuni lavoratori della ex municipalizzata, la cui vocazione avrebbe dovuto essere la produzione di energie rinnovabili. Un’impresa che non ha mai prodotto utili dal 2007, anno di nascita, fino al 2013, anno in cui è stato dichiarato il fallimento. A fare le spese dello scandalo En.Cor sono stati anche alcuni lavoratori, assunti con varie mansioni. Lavoratori che, quando hanno capito che l’unica strada percorribile dall’ex municipalizzata era il fallimento, sono corsi ai ripari dai sindacati, facendo aprire una vertenza, sfociata in un rimborso da parte del fondo di garanzia Inps per l’intero ammontare del trattamento di fine rapporto dovuto a ciascuno dei dipendenti. I lavoratori iscritti nello stato passivo del fallimento sono quattro: uno di Scandiano, uno di Bagnolo e due di Correggio.

«Ho seguito personalmente quattro lavoratori: la maggioranza dei dipendenti En.Cor che, all’interno dell’azienda, ricoprivano varie mansioni – spiega Luca Chierici, segretario Cgil Filcams –. I quattro lavoratori sono riusciti a portare a casa, in tutto, 20mila euro, ovvero l’ammontare del trattamento di fine rapporto che En.Cor doveva loro, in varia misura. Non tutti, infatti, sono stati assunti lo stesso giorno. Noi della Cgil siamo subentrati quando le procedure di fallimento erano ormai già state avviate. In quel frangente ci siamo rapportati direttamente con il curatore fallimentare, il dottor Niccolò Filippo Fontanesi. Non c’è stato alcun modo di prevenire il fallimento. E quando i lavoratori sono venuti da noi, dovevano recuperare il rrattamento di fine rapporto. Volevano informazioni e assistenza. Ormai il destino era già segnato. Risolvere la situazione non è stato semplice. Innanzitutto perché sono saltati i posti di lavoro: questi lavoratori, in breve tempo, hanno dovuto reinventarsi e fare altro. Lo scandalo En.Cor, poi, si è verificato in piena crisi economica. Siamo riusciti a risolvere la vertenza: l’unica cosa che abbiamo potuto fare, una volta constatato che non si poteva prevenire il fallimento, è stato assistere i lavoratori e insinuarsi nel passivo fallimentare. All’Inps esiste un fondo che copre i lavoratori di aziende fallite per far sì che non debbano aspettare la conclusione dell’iter fallimentare per ricevere il trattamento di fine rapporto. Non abbiamo potuto fare molto di più. Nel giro di un anno i quattro dipendenti hanno ricevuto i soldi: il 14 aprile del 2014 è la data in cui il Tribunale ha valutato l'esame dello stato passivo – conclude Luca Chierici –. Noi abbiamo depositato trenta giorni prima di quella data la posizione dei quattro lavoratori in tribunale».

Ad assistere i quattro dipendenti En.Cor nella non facile vertenza legale è stata l’avvocato Paola Menozzi di Reggio Emilia. «Da quando è stato dichiarato il fallimento di En.Cor – spiega l’avvocato Menozzi – in Tribunale a Reggio Emilia è cambiato il giudice: in precedenza, infatti, i giudici fallimentari erano il dottor Luciano Varotti, attualmente a Bologna in Corte d'appello, e Fanticini, ora a Roma alla Corte di Cassazione, all'ufficio del massimario. Attualmente il giudice è Niccolò Stanzani Maserati».

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