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La Traviata debutta al teatro Valli di Reggio Emilia

di Giulia Bassi
La Traviata debutta al teatro Valli di Reggio Emilia

Il soprano Mihaela Marcu sarà Violetta: «Sognavo questo ruolo fin da bambina»

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REGGIO EMILIA. Uno dei più grandi insuccessi nella storia dell’opera, Traviata, fu accolta quel 6 marzo del 1853 alla Fenice di Venezia con una pioggia di fischi.

Il soggetto era scabroso: avere come protagonista una donna di facili costumi era audace per i canoni artistico-compositivi dell’epoca. Questo capolavoro – che da allora è diventato una delle opera più rappresentate – torna a Reggio dopo 11 anni in una nuova produzione in programma venerdì 4 novembre (ore 20) e sabato 5 novembre (ore 15.30) al Valli per la regìa di Alice Rohrwacher e la direzione musicale di Francesco Lanzillotta.

Nel ruolo di Violetta, per la prima, sarà il soprano rumeno Mihaela Marcu, che l’ha affrontata diverse volte anche all’Opera di Marsiglia. «È un ruolo che sognavo fin da piccola e che già conoscevo prima di imparare l’italiano – confessa –. L’ho scoperto quando avevo 4 anni: mio padre guardava una partita di calcio alla tv ma a un certo punto per la pubblicità cambiò canale e io sono rimasta senza fiato ascoltando “La Traviata”; l’ho guardata tutta, per poi esclamare alla fine: “Quando sarò una cantante affermata voglio interpretare Violetta”. Questo mio carissimo ricordo è molto in sintonia con l’impostazione registica dello spettacolo».

Non ci vuole molto per capire quanto la Marcu apprezzi il lavoro della Rohrwacher: «Questo spettacolo – afferma – mi sembra veramente meraviglioso. È moderno ma con tanto gusto, autenticità e rispetto verso la storia. Ci porta a capire quanto il tema sia attuale, anche se oggi possiamo parlare di un altro tipo di malattie crudeli che non perdonano». L’entusiasmo della Marcu, a proposito di Violetta, la spinge a parlare dei momenti più esaltanti dell’opera, senza dimenticare le difficoltà incontrate: «Come ottenere due tipi di canto: per il primo atto frizzante e pieno di agilità, mentre per l’ultimo sempre più drammatico. Ma la difficoltà più grande per me è controllare l’emozione: perché è difficile non piangere insieme alla Violetta», svela.

«Sconvolgente è il II atto – racconta poi la Marcu– quando Violetta capisce che avere una vita “normale” per lei è solo un sogno e così rinuncia a tutto, anche a se stessa per il bene della persona amata. Solo un’anima davvero bella e pura è capace di un tale sacrificio». Poi accenna all’ultimo atto, il più straziante. «Vanno direttamente al cuore le parole “non lagrima o fiore avrà la sua tomba o croce che copra quest’ossa”», dice il soprano. E aggiunge: «L’opera è emozionante quando alla festa di Flora, dopo essere stata disprezzata dal suo Alfredo, Violetta esclama: “Verrà il tempo in che il saprai come t’amassi... Dio dai rimorsi ti salvi allora.. Io spenta ancora t’amerò”. Come non amare Traviata», esclama Miheala Marcu.

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