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Reggio Emilia, i super mangimi Nutristar alimentano la Borsa

di Enrico Lorenzo Tidona
Reggio Emilia, i super mangimi Nutristar alimentano la Borsa

L’azienda mangimistica specializzata nel benessese delle mucche da oggi nel programma Elite per avvicinarsi alla quotazione: «Puntiamo a crescere anche tramite acquisizioni»

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REGGIO EMILIA  Vendono da quasi vent’anni mangimi di qualità ma più che mettere sul mercato del semplice fieno si sono specializzati in dieta per le mucche da latte. Una risorsa nel quartiere del Parmigiano Reggiano, dove la Nutristar è prosperata e che punta ora - nel medio periodo - alla quotazione in Borsa.

Un’azienda con 80 collaboratori, 30 milioni di fatturato previsto a fine 2016 (+15% sull’anno precedente) e che oggi darà avvio a un processo di avvicinamento a Piazza Affari tramite la partecipazione oggi a Milano alla presentazione delle nuove “matricole” del programma Elite.

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Si tratta della prima azienda mangimistica in Europa a essere compresa nel progetto di consulenza che  permette alle aziende di fare un salto di qualità agli occhi di banche e investitori, il tutto in chiave di quotazione, come spiegato dal patron di Nutristar, Andrea Lacorte, presidente dell’azienda che vede come soci Flavio Campana di Correggio e l’imprenditore vicentino Alessandro Lotto.

«Stabiliremo un primato entrando come prima azienda mangimistica nel programma Elite - spiega Lacorte - un incubatore di aziende scelte direttamente dalla Borsa in tutta Europa tra casi di eccellenza. Serve per formare il management in azienda e portarlo verso l’obiettivo della quotazione. Noi vogliamo crescere anche tramite acquisizioni esterne e risorse disponibili sul mercato».

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Insieme a Nutristar ci saranno altre aziende in vetrina domani a Milano. Prima della società fondata da Lacorte - ex dirigente della Montedison di Cavriago, proprietario di un’azienda farmaceutica prossima alla quotazione nel 2017 - hanno già preso parte al programma Elite società reggiane come Ferrarini Spa e le Ceramiche Rondine di Rubiera.

«Noi non abbiamo impianti di produzione di proprietà ma in outsourcing sui quali vigiliamo per ottenere la massima qualità. Siamo un caso perché facciamo parte del settore primario, caratterizzato da contrazioni e solitamente da una redditività bassa. Per contro abbiamo forti prospettive di durata così come di crescita e di fatturato». A fare la differenza è poi la struttura aziendale snella e l’investimento in ricerca («spendiamo 750 mila euro l’anno, livello inusuale nel nostro settore») che ha attirato l’attenzione della Borsa.

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«Facciamo mangimi solo per bovine da latte e ci siamo iper specializzati - spiega il presidente - Siamo nel cuore dell'area di produzione del Parmigiano Reggiano, filiera tra le più difficili per gli alti standard del disciplinare ma vendiamo anche nel resto d’Italia. Produciamo anche le sementi per seminare foraggi di qualità. In pratica ci occupiamo di tutto quello che entra in bocca all’animale. Poi abbiamo diversificato puntando sul benessere delle mucche. Qui abbiamo sviluppato nuove tecnologie come sistemi di ventilazione innovativi per le stalle, la lettiera che permette di tenere gli animali particolarmente puliti, il sistema di abbeveramento che replica un ruscello, fino ad arrivare alla misurazione delle camminata e della ruminata tramite sistemi di geolocalizzazione avanzati, da poco lanciati alla fiera di Cremona».

In gergo si parla di foraggicultura e di controllo della gestione delle stalle, sbocchi commerciali per mercati già presidiati come Repubblica Ceca, Svizzera, Grecia, Spagna, Russia e Cina, che coprono il 20% del fatturato.

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