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SAN MARTINO IN RIO

Studenti lasciati a piedi dal bus I genitori vanno dai carabinieri

Studenti lasciati a piedi dal bus I genitori vanno dai carabinieri

SAN MARTINO IN RIO. Genitori di San Martino in Rio sul piede di guerra dopo un nuovo disagio legato al trasporto scolastico degli autobus Seta: i loro figli frequentano il convitto Corso a Correggio....

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SAN MARTINO IN RIO. Genitori di San Martino in Rio sul piede di guerra dopo un nuovo disagio legato al trasporto scolastico degli autobus Seta: i loro figli frequentano il convitto Corso a Correggio. La loro aula si trova nel polo scolastico vicino all’autostazione di piazzale 2 Agosto a Correggio. Se per il tragitto di andata non ci sono problemi, per il ritorno in autobus non sempre gli studenti riescono a salire sul mezzo. Per questo, un genitore ha deciso di avvisare i carabinieri di quanto è avvenuto.

«Mio marito è stato in caserma per raccontare il disagio che tutta la nostra famiglia è costretta a subire – racconta Franca Calò, mamma di una studentessa del convitto –. Prima dell’inzio della scuola, l’ultima settimana d’agosto, abbiamo pagato 235 euro di abbonamento a Seta. Sabato, al ritorno a casa, mia figlia e altri studenti sono stati lasciati a piedi dal bus. E non perché non si fosse presentata in tempo alla fermata, ma perché l’autista li ha lasciati a piedi. Quando i ragazzi hanno chiesto spiegazioni, l’autista ha replicato dicendo che tutti non ci stavano sull’autobus e che esiste un massimo di studenti che possono essere caricati. Un numero che non può essere superato. Noi abbiamo scritto una lettera a Seta, perché è già da un po’ che si verificano disagi come questo. Tuttavia, non abbiamo mai ricevuto risposte certe dopo i nostri reclami. Mi sono rivolta anche allo sportello del consumatore per fare presente la situazione. Perché non è un caso isolato, quello di sabato: una volta è accaduto che rimanessero a piedi 15 ragazzi. Un problema legato a questo disservizio è certamente dato dagli orari delle lezioni. Siccome non tutti gli studenti terminano la scuola alla stessa ora, capisco possano nascere problemi nell’organizzare il trasporto pubblico. Ma noi rivendichiamo il diritto a usufruire del servizio – conclude Franca Calò – perché quando i nostri figli rimangono a piedi, noi dobbiamo andarli a prendere. Mi domando perché pagare 235 euro di abbonamento per un servizio che non ci agevola la vita ma, anzi, ce la complica». (s.a.)

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