Gazzetta di Reggio

Reggio

«I miei soldi erano spariti Mi volevo ammazzare»

di Enrico Lorenzo Tidona
«I miei soldi erano spariti Mi volevo ammazzare»

Maxi buco in banca, sfilata di testimoni al processo contro Maria Maniscalco «Pensavo di avere 365mila euro in conto, poi mi hanno detto che era a zero»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA  Molti episodi sono datati e rischiano di essere prescritti, ma non si prescrive certo il ricordo né il dolore di molti correntisti finiti nella vicenda dell’incredibile ammanco da 90 milioni di euro alla filiale di Unicredit in via Gattalupa per il quale è imputata la sola ex direttrice Maria Carmela Maniscalco. «Nel mio conto dovevano esserci 365mila euro ma quando è scoppiato il caso della Maniscalco sono andata in banca e mi hanno detto che il mio conto era a zero. Sono stata male, volevo ammazzarmi».

Gaetana Arabia arriva quasi alle lacrime una volta sedutasi al banco dei testimoni ieri in tribunale a Reggio, dove hanno sfilato sette clienti delle decine finiti nel buco nero dopo il quale si sta celebrando il processo di primo grado. «Versavo contanti e assegni direttamente alla Maniscalco - racconta la ex cliente già risarcita da Unicredit per 395mila euro - Se mi servivano dei soldi le operazioni di cassa le faceva lei. Io facevo tutto con lei dentro il suo ufficio. Mi rilasciava delle rendicontazioni scritte a mano: per me quelle erano ufficiali». Un grado di fiducia massimo, leitmotiv di molti testimoni, che avevano affidato i loro risparmi all’ex direttrice di banca, presente ieri in aula insieme al suo difensore, l’avvocato Giovanni Tarquini. «Io sono andata a casa a dirle “Maria perché ci hai fatto questo?” e lei diceva che non ne sapeva niente - dice Arabia - È venuta a casa nostra per rassicurarci, diceva che i soldi erano lì. Ma non c’erano e avevamo debiti da pagare. Io mi volevo uccidere, mia figlia era incinta, ha avuto problemi di salute, mio marito è un costruttore, aveva comprato un terreno, poi abbiamo disdetto tutto. Io mi fidavo della Maniscalco. Per me era una di famiglia ma mi fidavo troppo».

Altri 200mila euro sono spariti dai conti di Atos Caleffi, 86 anni, anche lui testimone già risarcito dalla banca, che insieme al figlio ha affermato di non riconoscere diverse firme poste su alcune distinte. «Andavo dalla Maniscalco, avevo circa 600milan euro. Poi non c’erano più 200mula euro, ne erano rimasti 400mila». A lui sono andati 154mila euro di risarcimenti, come ricordato dall’avvocato di Unicredit davanti al giudice Luca Ramponi. «Quelle firme non sono mie perché io non firmo mai con il mio nome davanti» ha dichiarato Denis Caleffi guardando le distinte di prelievo per importi dai 6mila ai 30mila euro. «Io quei soldi non li ho mai prelevati. In linea di massima mi fidavo della signora Maniscalco e non ho mai puntualizzato sui soldi, credevo venissero spostati per nuovi investimenti. Abbiamo avuto 50mila euro di ammanco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google