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cronaca

Reggio Emilia, sposa uno straniero in cambio di soldi

Una 60enne in gravi difficoltà economiche accetta 5.000 euro per il matrimonio di convenienza con un giovane tunisino


05 novembre 2016 di Ambra Prati


REGGIO EMILIA. Ha sposato un giovane tunisino, che le ha proposto un “affare” conveniente per entrambi: un matrimonio di facciata, così lui potrà ottenere il sospirato permesso di soggiorno e la cittadinanza italiana, e lei, in grave difficoltà economica, intascare 5mila euro. È la vicenda – con tanto di cerimonia nuziale già avvenuta – denunciata da Mario Guidetti, portavoce del Tavolo Hemingway, che la definisce «una triste storia di miseria morale ed economica». Protagonista una sessantenne residente in città, sola e di salute malferma.

«La donna di recente ha subìto il distacco delle utenze per il mancato pagamento delle bollette. Vivendo in comodato d’uso in un’abitazione messa a disposizione da un parente, l’anziana non rientra nei casi previsti per un supporto dei servizi sociali. Inoltre, avendo un reddito minimo dovuto a lavori saltuari come donna di servizio a ore, la banca alla quale si è rivolta non le ha concesso altro che un piccolo credito per le spese quotidiane», riferisce Guidetti. Insomma tutte le strade provate dalla 60enne per risollevarsi economicamente sono fallite; e così, quando un giovane tunisino con il permesso di soggiorno temporaneo scaduto, le ha proposto di prenderlo come marito, la reggiana ha accettato, non sapendo come tirare avanti. «Ovviamente gli accordi matrimoniali prevedevano non la convivenza, ma la sola presenza in casa per il tempo strettamente necessario per dimostrare, agli accertatori, che non si trattava di una unione di comodo», prosegue Guidetti. L’unione è stata celebrata nel mese di ottobre; un rito civile, una firma e voilà. «In cambio la signora attende i 5mila euro: duemila euro li già intascati e, al momento, la donna attende il saldo, circa la metà di quanto pattuito, che riceverà quando si concluderanno le pratiche burocratiche».

Non è chiaro se ci sia un mediatore in questa vicenda: la 60enne ha dichiarato che il tunisino si è fatto avanti in prima persona. «Questa triste storia si evolverà con il riconoscimento della cittadinanza italiana allo sposo. Dopo i prescritti tre anni di “matrimonio”, la signora si ritroverà con un “marito” che avrà poi il diritto, nel tempo, di operare il ricongiungimento familiare dei genitori, ai quali lo Stato italiano riconoscerà immediatamente la pensione sociale di 448,51 euro per tredici mensilità. Nel caso poi di pre-morienza della “moglie”, il marito godrà anche della pensione di reversibilità e del diritto di residenza nell’abitazione coniugale. Tutto questo al modico prezzo di 5mila euro – commenta Mario Guidetti – Questo sistema, che tutela scarsamente o non tutela affatto i propri cittadini in difficoltà economica, un sistema che non ostacola il conclamato caso, peraltro abbastanza frequente, esaminato dal membri del Tavolo Hemingway, è una sistema che non ci piace. Chi ha celebrato il matrimonio non ha avuto sospetti? Si è limitato nel giudizio, trincerandosi dietro una regolarità formale?».

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