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«Rischia una denuncia per truffa allo Stato»

«Rischia una denuncia per truffa allo Stato»

Il questore di Reggio: «Quel matrimonio costituisce un reato, la signora si presenti in questura»

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REGGIO EMILIA. «La signora farebbe bene a presentarsi in questura e raccontare il matrimonio di convenienza, perché se tace e viene scoperta rischia una denuncia per truffa aggravata ai danni dello Stato». È perentorio il questore di Reggio Emilia Isabella Fusiello sulla vicenda della sessantenne che ha detto sì al giovane tunisino, davanti a una autorità civile, incambio di denaro. Nell’ultimo anno la questura di Reggio Emilia ha constatato una decina di matrimoni di convenienza: ai finti coniugati la polizia ha subito notificato il decreto di diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari. L’ultimo caso è stato scoperto dalla squadra mobile: una giovane magrebina sposatasi a un pensionato reggiano, con l’obiettivo – per lei non riuscito – di aggiudicarsi così il permesso di soggiorno. «Ammontano a una decina i casi acclarati, ma il fenomeno sociale, di particolare gravità, è diffuso e resta quasi sempre sommerso, sia perché quando si stringe un accordo illecito i vantaggi sono evidenti per entrambe le parti, sia perché far emergere compravendite in nero di questa tipologia è alquanto difficile – spiega la dottoressa Fusiello – Quando viene presentata la richiesta di permesso di soggiorno da parte di una persona straniera coniugata con una italiana, la polizia va sul posto a verificare l’effettiva convivenza sotto lo stesso tetto per almeno sei mesi; ma dopo questo passaggio non sono previste verifiche di altro tipo».

Di fatto, le probabilità per i contraenti di essere scoperti sono minime, se un terzo incomodo (spesso parenti) non segnala i sospetti; eppure, evidenzia il questore, si tratta di un reato grave. In quanto ex dirigente dell’Ufficio Immigrazione di Bologna, la dottoressa Fusiello spiega: «Si tratta di un reato grave. L’accordo illecito consente allo straniero in primis di ottenere il permesso di soggiorno in tempi brevi: due anni di effettiva residenza per i coniugati, contro i quasi dieci anni della nostra tempistica burocratica per tutti gli altri. Lo step successivo – tre anni dopo il matrimonio – è il conseguimento, da parte del coniuge straniero, della cittadinanza italiana: con tutto quello che ne consegue, perché un cittadino italiano gode dell’assistenza sanitaria (altrimenti dovrebbe pagarsi le spese mediche), della disoccupazione ove sussistano i requisiti, dell’eventuale assegno di invalidità, dell’eventuale pensione di reversibilità al momento del decesso del consorte, della pensione sociale, del ricongiungimento familiare con genitori o figli in patria. Inoltre, qualora lo straniero diventato cittadino italiano dovesse commettere reati, ha la garanzia di inespellibilità: non può essere espulso in nessun caso. Insomma, un notevole esborso per le casse dello Stato: ci sono i presupposti per denunciare l’italiano, che si presti a questo raggiro, per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato». Il questore sottolinea che la posizione dell’italiano può essere più lieve solo nel caso in cui quest’ultimo si presenti alle forze dell’ordine «per riferire l’accaduto e consentire di far partire le indagini. In questo caso specifico, se la signora si presenta spontaneamente e collabora, non scatterebbero denunce nei suoi confronti, mentre sarebbero immediate la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione nei confronti dell’immigrato. Quindi sempre meglio farsi avanti, oltre al fatto che è un dovere civico: chiunque dovrebbe segnalare situazioni di illegalità».

Sul mercato nero dei matrimoni di convenienza, inoltre, aleggia l’ombra di terzi – singoli o il più delle volte vere e proprie organizzazioni criminali – che fanno da mediatori e lucrano sull’ingente domanda, proponendo una simulazione di semplice attuazione. «Senza dubbio – conclude il questore – ma è un mondo non scandagliato, possiamo solo fare delle supposizioni». (am.p.)

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