Un nuovo centro di ricerca per la “Ferrari” dei trattori
Inaugurato un laboratorio da tremila metri quadrati nella sede di Fabbrico Morra: «In sviluppo investiamo il 5,5% per produrre motori oltre 200 cavalli»
FABBRICO. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha un obiettivo ambizioso per il mandato da poco consegnatogli dagli industriali italiani: portare anche le vecchie fabbriche al salto di qualità definitivo verso l’industria 4.0. Un concentrato di produzione, ricerca e sviluppo che a Reggio Emilia, in molti capannoni, è già realtà. Obiettivo già raggiunto con i fatti alla Argo Tractors di Fabbrico, che progetta e sviluppa la cosiddetta “Ferrari” dei trattori, il McCormick X8, che supera i 300 cavalli di potenza. Una delle punte di diamante che testimonia il livello altissimo di ingegneria e ricerca genera un fatturato prossimo al mezzo miliardo di euro nella fabbrica-laboratorio reggiana che sforna 22mila trattori l’anno grazie a 1.650 dipendenti, dedita alla filosofia made in Italy, dove la progettazione, la produzione dei componenti, trasmissione inclusa, sono concentrati tra Fabbrico, Luzzara e San Mart ino in Rio, nel cuore della motor valley emiliana.
Argo Tractors macina utili -12 milioni di euro nel 2015 - nonostante l’anno passato sia stato all’insegna di una contrazione degli ordini. Soldi reinvestiti in parte anche per la creazione del nuovo centro di ricerca da 3mila metri quadrati per l’azienda che produce con i marchi Landini, McCormick e Valpadana. A rimirare il laboratorio-produttivo nuovo di zecca è giunto ieri Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna assieme ai sindaci dell’Unione dei Comuni della Pianura e della Bassa Reggiana, accolti dal presidente di Argo Tractors, Valerio Morra, assieme al figlio Alberto e ad alcuni stretti collaboratori. «Il gruppo – ha affermato Morra – è specializzato nel business dei trattori e si distingue per esser ad oggi l’unica azienda in Italia a produrre trattori oltre i 200 cavalli di potenza, per contribuire allo sviluppo del distretto della meccanizzazione agricola emiliana e per investire annualmente oltre il 5,5% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo di prodotto e di processo, facendoci portabandiera non solo del 100% made in Italy nel mondo, ma addirittura del made in Emilia Romagna. Tutto questo comporta un impegno ed una volontà costanti ad investire nel futuro dell’azienda e quindi del territorio nel quale operiamo».
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