La baggianata del profugo a domicilio
La domenica: l'editoriale del direttore Stefano Scansani sull'accoglienza "diffusa" a Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. Alta politica e tempo perso. Da giorni il dibattito reggiano va roteando senza fine su una domanda: “Scusi lei, prenderebbe in casa un profugo?”. Fate attenzione a come rispondete, perché l’acerrima analisi sulla vostra/nostra coerenza etica, la vostra/nostra dirittura morale è dietro l’angolo.
E così l’indovinello sull’ospitalità diventa un’arma. Se sei d’accordo in via concettuale e politica sulla legalizzazione dell’accoglienza domestica dei profughi, e però non lo fai in via pratica in casa tua, sei condannabile. C’è qualcosa di medievale in questa gogna che coinvolge tutti coloro che in consiglio comunale hanno votato favorevolmente la mozione presentata dal Pd libertario Dario De Lucia e da altri 5 consiglieri affinché i cittadini reggiani possano (non debbano) ospitare un profugo a casa loro col riconoscimento di 350 euro mensili.
La pratica medievale fa baraonda come nei Secoli bui: coinvolge anche chi ha alzato la mano esprimendo disponibilità, oltre gli amministratori e i politici in generale che hanno fatto passare la mozione. La presidente provinciale della Confcommercio Donatella Prampolini, donna di centrodestra, già candidata sindaca del capoluogo, per esempio, oppure Paolo Brunazzi di Cadelbosco Sopra che già ospita un gruppo di pakistani, il quale di sinistra non è.
La pratica medievale che tira in ballo si chiama ordalia. Cioè un processo popolare col quale venivano pesati gli atti e le dichiarazioni di un soggetto posto sotto accusa. Era una prova pratica che – secondo la mentalità di allora – sanciva se l'imputato diceva la verità. Sottoponendosi a una prova dolorosa e violenta il soggetto si metteva nelle mani di Dio, e poteva anche lasciarci le penne.
Dunque se qualcuno oggi ha votato a favore della mozione Ospita-Profugo, merita l’ordalia. I concorrenti e gli avversari politici immediatamente lo mettono alle corde: Ma quanti nei prendi? Quando li ospiti? Dove li metti? Così che il motto leghista “aiutiamoli a casa loro” diventa una caccia grossa, perseguita la retorica “li aiuto a casa mia” con il quesito “ma davvero personalmente ospiteresti un nero, proprio a casa tua?”.
L'ho definita retorica. E non mi pento. Perché quella mozione ha aperto una grottesca verifica su chi predica bene e razzolerebbe non uguale. Qualche esempio? Il sindaco ha subìto un'immediata ordalia. Lei ne ospita di profughi? Vecchi ha risposto svicolando, dicendo di non avere un’abitazione idonea, ribadendo che il suo impegno lo assorbe in una girandola d’altre faccende istituzionali, e sempre lontano da casa.
Altri amministratori non sono riusciti a salvarsi dal giudizio medievale balbettando che hanno l’alloggio piccolo, che vivono in pochi metri quadrati, oppure che devono riflettere, o che soggiornano con altre persone e la scelta va condivisa. Zappa sui piedi. Anche l’inattesa e magnanima disponibilità della Prampolini – che tanto irrita il centrodestra a cui appartiene – non sta in piedi. Lei si è dichiarata disponibile ad accogliere profughi minorenni. Impossibile.
Questi vanno sistemati in comunità presidiate, distinte, custodite, mirate. Quindi se per taluni la casa è stretta, per altri l’ospite dev’essere di categoria (che per legge non potrà accogliere). La Prampolini, reagendo alle critiche, comunque afferma una cosa giusta che fa rima con quella che io definisco retorica: “Occorre essere in grado di presidiare ogni emergenza, richiamando alle proprie responsabilità il vero assente, che è la politica europea. Tutto il resto è propaganda...”.
Il “resto” – infatti – è la polemica in corso a Reggio. Il dibattito politico è stato compresso in un’infilata di baggianate a destra e a manca (sinonimo di sinistra e anche di assenza), nel deprimente confronto che riproduce buonisti e coltiva cattivisti. È nella prassi del nostro tempo. E con questa suddivisione del mondo si va perdendo molto tempo.
La retorica si offre al giudizio di Dio, al quale neanche certo clero si è sottoposto, seppure il Papa esattamente il 6 settembre 2015 aveva invitato ogni parrocchia a ospitare una famiglia di profughi. Anche il clero ogni tanto non ha posto, non dispone di strutture, e se le ha queste sono inagibili... Tutti, ma proprio tutti, buonisti e cattivisti, sanno che il tema della migrazione è irrefrenabile ed epocale, gestibile solamente con una politica continentale forte e condivisa.
Come ha detto la Prampolini essi fanno solo propaganda: l’idea filantropica di accasare i profughi a casa propria, la mozione in Comune, la prova pretesa dai leghisti e dintorni. I primi sono fioretti e la seconda è appunto un’ordalia. Credetemi: il lettuccio messo a disposizione dallo spontaneista De Lucia non allevierà la migrazione africana; e i leghisti con le destre non fermeranno De Lucia. In questo modo non si ospita un profugo in casa, ma si fa una guerruccia in casa. Roba piccola, che serve a niente. Medioevo ritornante.
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