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Omicidio di Parma, convalidato il fermo del 36enne Luca Vescovi

Omicidio di Parma, convalidato il fermo del 36enne Luca Vescovi

Poviglio: l'uomo è accusato di rapina impropria e omicidio volontario, per la morte di uno spacciatore nigeriano di 21 anni, che avrebbe trascinato con l'auto per una cinquantina di metri prima della tragica caduta contro un muretto del giovane straniero

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POVIGLIO. Per due giorni la morte – a Parma, in una zona tristemente nota per lo spaccio di stupefacenti – del nigeriano 21enne Thankgod Omonkhegbele è rimasta un’enigma. Perché quel giovane incensurato ha trovato la morte in una pozza di sangue, sbattendo violentemente la testa contro un muretto lungo via Gobetti, nel quartiere San Leonardo? Un atto violento che la pressione investigativa della squadra mobile di Parma – guidata dal dirigente Cosimo Romano – ha risolto arrivando ad incastrare in terra reggiana un disoccupato 36enne.

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Un primo “incastro” perfetto per le indagini è arrivato quando il proprietario di una macchina capisce (ascoltando un servizio di una tv locale) che l’auto su cui i poliziotti stavano concentrando le ricerche poteva essere la sua. Ma da quanto “filtra” lui quell’auto l’aveva prestata a un amico e trovato l’aggancio per la Mobile è iniziata la corsa contro il tempo perché chi è coinvolto in questa storia poteva fuggire anche all’estero. Gli agenti scoprono anche che non solo quella macchina si era diretta nella notte fra lunedì e martedì a Parma in via Gobetti dove è morto il giovane nigeriano, ma anche che sull’auto erano in due.

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È un amico di chi è al volante: una volta rintracciato, vuota il sacco con i poliziotti. Una svolta non indifferente che porta la squadra mobile nel Reggiano, dove con il coordinamento del pm Maria Rita Pantani si arriva mercoledì sera a bussare nell’abitazione – in via Paganini, a Poviglio – dove vive il 36enne Luca Vescovi. Il gip Angela Baraldi, dopo l'interrogatorio in tribunale (durante il quale l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere) ha convalidato il fermo, disponendo per lui la custodia cautelare in carcere.

Le accuse per il disoccupato – che viene fermato – sono pesanti: omicidio volontario e rapina impropria. Imputazioni che fanno leva su una minuziosa ricostruzione di quanto sarebbe avvenuto in quel quartiere “soffocato” dallo spaccio di droga. Secondo gli investigatori, una volta giunto in macchina in quella strada Vescovi inizia una trattativa con il nigeriano per l’acquisto di marijuana, ma la trattativa diventa difficoltosa e la situazione precipita quando Omonkhegbele tira fuori l’involucro contenente la “maria”. Con un gesto rapido il povigliese strappa l’involucro dalle mani del pusher e parte velocemente in macchina. Il nigeriano cerca disperatamente di fermare l’auto e si aggrappa alla portiera.

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Sono attimi drammatici perché lo straniero non molla la presa e viene trascinato per circa 50 metri dall’auto perché chi è alla guida non ha nessuna intenzione di fermarsi. Un trascinamento che si conclude tragicamente, perché il giovane nigeriano schizza contro un muretto: un urto tremendo e Thankgod muore sul colpo.

Con in mano questa ricostruzione, intorno alle 22 di mercoledì i poliziotti hanno bloccato Vescovi nella sua abitazione povigliese. È il fermo di un 36enne con piccoli precedenti di polizia, che al momento non avrebbe un lavoro. Ha studiato all’Università di Parma e risulta inserito nell’ambiente dei preparatori atletici degli sport da combattimento.

Uno sbocco delle indagini che ha, in pratica, confermato alcune ipotesi formulate fin dall’inizio dagli investigatori. In primis l’analisi delle ferite mortali non dava l’impressione che si fosse trattato di un incidente stradale, causato da un pirata della strada. Fra l’altro il nigeriano era giunto fin lì in bicicletta e il suo mezzo è stato trovato intatto, appoggiato ad un muretto.

In seconda battuta la droga c’entra eccome nella vicenda maturata in un angolo di Parma – San Leonardo – in cui i traffici di stupefacenti sono completamente dominati dai nigeriani. Il giovane morto non era lì per caso, ma è stato lasciato morire sull’asfalto. Un nigeriano senza precedenti penali, da due anni in Italia dove è giunto come richiedente asilo. L’essere entrato nel “giro” dello spaccio gli è costato la vita.
 

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