Fecondazione assistita, 63 coppie in lista a Reggio Emilia
Eterologa, anche a Reggio il problema è la mancanza di donatori. La Sala: «Pronti a ricevere ovociti e spermatozoi»
REGGIO EMILIA. Solo a Reggio a fine settembre erano 63 le coppie idonee (oltre 700 quelle in regione) a ricevere la donazione di un gamete per consentirle di poter avere un figlio e sempre a Reggio 274 erano quelle in attesa di una visita per definire la loro idoneità ad essere sottoposte al trattamento. Il problema è che mancano i donatori. Uomini o donne che siano, anche se il problema maggiore è quello legato al reperimento di ovociti, per il maggior disagio che questa procedura comporta. Dal 2014 la Regione ha inserito il trattamento della sterilità nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e ha rafforzato la rete assistenziale per le coppie che hanno l'esigenza di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (Pma), per avere figli, dopo che dieci anni la legge 40/2004 aveva vietato il ricorso a questa tecnica. Fino al 2004 invece la fecondazione eterologa era possibile solo nelle strutture sanitarie private e non in quelle pubbliche. Il blocco imposto dalla legge del 2004 (dichiarato poi incostituzionale) ha però comportato un blocco delle donazioni e oggi che invece la fecondazione è una pratica possibile anche nelle strutture pubbliche a mancare sono proprio i donatori.
Anche a Reggio. Come conferma il direttore di Ostetricia e Ginecologia e del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita Giovanni Battista La Sala dell'Ircss Santa Maria Nuova: «Noi siamo pronti a ricevere le donazioni di ovociti e spermatozoi e dare una risposta alle tante coppie in attesa».
Un problema, quello della mancanza di donatori, che riguarda tutti i centri regionali. In tutta la regione sono attivi 4 Centri pubblici per la procreazione medicalmente assistita di I livello (eseguono solo l'inseminazione intrauterina) e 6 Centri pubblici di II e III livello (fecondazione in vitro - Fivet e Icsi, oltre che inseminazione intrauterina). Sono inoltre presenti 7 Centri privati di II e III livello e 4 Centri privati di I livello. L'ospedale di Reggio è al primo posto in Regione per numero di pazienti trattati e per numero di gravidanze per quanto riguarda la fecondazione omologa, mentre per quella eterologa è Bologna a guidare la graduatoria regionale.
A Reggio che è un centro di III livello da gennaio 2015 a fine settembre 2016 i pazienti trattati sono stati 1.957 con 2.592 cicli di trattamento e 450 gravidanze, cioè circa il 40% del dato regionale che è di 5.240 pazienti trattati, 6.394 cicli effettuati e 1.086 gravidanze. Cambiano i numeri invece per quanto riguarda la fecondazione eterologa dove fino ad ora a Reggio non è stato trattato alcun paziente degli 84 seguiti in regione che hanno condotto a 28 gravidanze e alla nascita di 12 bambini.
Per cambiare i numeri servono però i donatori disponili. Partendo dal fatto che la donazione dei gameti è gratuita e anonima, il donatore di sesso maschile deve essere maggiorenne e non avere più di 40 anni, mentre per le donne l'età va dai 20 ai 35 anni. Come per ogni altra donazione di organi, cellule e tessuti, i donatori sono esentati da ogni spesa e ticket per esami e visite legati alla donazione. E se per l'uomo la donazione è più semplice per le donne invece è necessario sottoporsi a una stimolazione ovarica a base di ormoni con il monitoraggio e il recupero degli ovociti, quindi con un maggior disagio rispetto all'uomo.
La campagna di sensibilizzazione lanciata dalla Regione "Il tuo dono, la loro felicità", (www.iltuodonolalorofelicità.it) partita da qualche settimana, vuole aiutare quelle coppie sterili che desiderano di avere un figlio, incentivando le donazioni. Oggi che la legge lo consente, è divenuto tutto più semplice, anche per quanto riguarda i costi di un trattamento che negli ultimi dieci anni era altissimo anche per la necessità di doversi recare all'estero. Nelle strutture pubbliche della nostra regione la fecondazione eterologa è gratuita e possono sottoporsi al trattamento di fecondazione assistita le donne che abbiano meno di 43 anni e per un massimo di tre cicli di trattamento.
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