Gazzetta di Reggio

Reggio

Aemilia, fuoco incrociato sul maresciallo

di Enrico Lorenzo Tidona

Raffica di domande nel contro esame: udienza sospesa per lasciare fiato all’investigatore D’Agostino

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REGGIO EMILIA. Hanno cercato di smontare l’impianto accusatorio della procura antimafia di Bologna passando al setaccio la lunga testimonianza resa nelle ultime udienze da Emilio D’Agostino. Il maresciallo del reparto operativo nucleo investigativo dei carabinieri di Modena è stato protagonista ieri della nuova udienza del processo Aemilia contro il radicamento della ’ndrnangheta in Emilia. L’investigatore ha ricostruito a più riprese l'evolversi dei rapporti della consorteria cutrese con la locale emiliana e il vorticoso meccanismo delle false fatturazioni, anche con transazioni internazionali con la Germania, tramite cui come ormai noto la cosca si autofinanziava. Durante l’udienza di ieri il militare ha avuto anche un attimo di defiance, accolto con una sospensione concessa dal collegio giudicante. Il fuoco incrociato degli avvocati a suon di domande nel contro esame, ha fiaccato la tenuta di D’Agostino. «Ma lei conosce bene le dinaniche della ’ndrangheta, che esperienza ha?» è stata la domanda dubitativa, ad esempio, dell’avvocato Marilena Facento, legale di Mario Vulcano. «È dal 2006 che mi occupo di queste tematiche - risponde D’Agostino - e da allora non ho mai smesso. Ci siamo sempre interfacciati con i colleghi del Ros di Catanzaro, che avevano bene in mente quali fossero le dinamiche della locale madre, sicuramente più di noi. E ci siamo sempre coordinati con la Dda e la Dna. E i colleghi di Crotone avevano il doppio ascolto di diverse intercettazioni». L’affermazione che ha fatto più scalpore è quella riferita ai “cristiani”: secondo D’Agostino in alcuni intercettazioni ci si riferisce a imputati “battezzati” dalla ndrangheta (quindi un’aggravante). Ma secondo i difensori “battezati” sarebbe una semplice parola per indicare genericamente delle persone.

Un interrogatorio serrato in cui, a tratti, il carabiniere è apparso in difficoltà. L’udienza di ieri, davanti a due classi seconde del liceo Formigini di Sassuolo, è stata comunque «leggera», rispetto a quella ben più sostanziosa prevista per il prossimo 11 novembre. Alla sbarra dei testimoni è infatti confermata la presenza di Giuseppe Giglio, considerato il primo pentito dell'inchiesta Aemilia. Intanto il comune di Reggio ha salda il conto dei lavori per la costruzione dell'aula prefabbricata di Aemilia del tribunale Reggio, liquidando alla ditta Modulcasa Line di Traversetolo l'ultima tranche del pagamento, pari a 95.000 euro circa dopo un certificato di pagamento per 303.000 euro.

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