L’appello di Minozzo per non perdere la scuola
I genitori dei bambini scrivono al Comune: «Così muore l’anima di un paese» Il vicesindaco: «Abbiamo tre plessi in cui potrebbero esservi solo pluriclassi»
VILLA MINOZZO. Minozzo, la frazione più importante del comune di Villa Minozzo, è in una fase di agitazione. Oltre all’arrivo di quattro profughi, ad animare i residenti al momento c’è il destino della scuola elementare, già lo scorso anno al centro di un vivace dibattito quando il Comune aveva proposto di portare tutti gli studenti nel capoluogo (trasferendo invece qui i bambini dell’asilo).
Ora, un gruppo di genitori chiede garanzie. «Siamo di fronte alla scelta di chiudere una scuola per risparmiare circa 6.000 euro annui e per scongiurare la partenza di pluriclassi nel capoluogo. Motivazioni con un irreprensibile valore civico, talmente d’avanguardia da essere da noi difficilmente comprensibili - dichiarano - Siamo perfettamente e orgogliosamente consapevoli di essere campanilisti, e convinti cha la nostra scuola sia un gioiello da difendere. Non perché ci costi fatica l’idea di fare 5 chilometri di strada per raggiungere la scuola di Villa: i montanari sono abituati a macinare chilometri. Il concetto si muove invece dalla difesa di un territorio e di un centro aggregativo come la scuola che, in una comunità, racconta il futuro. E, tolta quella, di futuro si fa davvero tanto fatica a parlare».
Conclude la nota dei genitori: «Questa scuola a noi piace tanto anche per i piccoli numeri che la contraddistinguono. Quando chiude il bar muore un paese. Vale lo stesso, anzi di più, per le scuole. Dopo non ci sarebbe più nulla, solo una corriera che parte al mattino e torna la sera. La scuola è davvero l’anima di un luogo. E laddove manca l’anima si gettano le basi per un nomadismo identitario, per un abbandono strategico che nulla rimpiange. E allora perché mai chiuderla? La motivazione di non avere pluriclassi nel capoluogo è davvero sufficiente per tracciare la strada alla nascita di un nuovo borgo fantasma nella nostra montagna?».
A cercare di dare qualche rassicurazione è il vice sindaco e assessore alla Scuola, Sara Govi, che però pone dei dati su cui c’è poco spazio di manovra. «Siamo di fronte alla necessità di riorganizzare il servizio, perché abbiamo di fronte l’ipotesi di tre plessi in cui potrebbero essere attivate soltanto delle pluriclassi: per chi non lo sapesse, si tratta di classi in cui con lo stesso insegnante lavorano bambini di età diverse. Abbiamo la richiesta da parte di numerosi genitori che esista anche l’opzione monoclasse e ci pare una richiesta sensata». «Detto questo nessuno vuole fare di Minozzo un paese fantasma: è la nostra frazione più importante. Però per l’anno prossimo, tra Villa e Minozzo, ci sono 12 bambini che inizieranno la prima: 9 di Villa e 3 di Minozzo. Ipotizzare una prima monoclasse da 12 non ci pare una assurdità». Conclude: «La nostra priorità in questa fase è il mantenimento del plesso di Case Bagatti, in Val d’Asta: qui parliamo di una scuola che copre distanze anche importanti, arrivano bambini da frazioni lontane, ma anche qui con i numeri siamo in sofferenza: 21 bambini nelle classi delle elementari e 8 alle materne».
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