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Referendum, Pd nel caos: telefoni bollenti per evitare la scissione

Evaristo Sparvieri
Referendum, Pd nel caos: telefoni bollenti per evitare la scissione

Chiamate e messaggi febbrili tra il segretario provinciale Costa e i big del partito per “salvare” la base dalle polemiche

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REGGIO EMILIA. Il telefono squilla, trilla, vibra, quasi a rappresentare con i suoi intervalli di luci e suoni la tensione che si vive all’interno del partito. Salvare il Pd da se stesso, dalle divisioni interne che lo animano in vista del discusso referendum costituzionale. E, da Roma a Reggio, far sì che la bufera dei vertici non investa la base, scacciando i venti di una futura scissione. Telefonate. E messaggi. Anche su WhatsApp. Dall’ex segretario, Pierluigi Bersani e dal suo pupillo, Roberto Speranza. Ma i contatti si rincorrono in maniera febbrile anche con il ministro, Graziano Delrio, e il segretario regionale, Paolo Calvano. Novantasei ore roventi.

Dall’altre parte della cornetta c’è sempre la stessa voce: quella del segretario provinciale Pd, Andrea Costa. È attraverso la sua voce che i big del partito testano gli umori della base, quella federazione reggiana che in circa nove mesi ha partorito seimila tessere: un numero distante dai fasti del passato, che comunque rappresenta un tesoretto da non sottovalutare. E che colloca Reggio sul terzo gradino del podio fra le federazioni Pd con più iscritti d’Italia.

Il referendum per la riforma costituzionale è in programma il 4 dicembre. Ma è il giorno successivo, il 5 dicembre, che in casa Pd si potrebbe aprire la resa dei conti, quando in caso di vittoria del “no” la minoranza interna è pronta a chiedere la testa del segretario nazionale e premier, Matteo Renzi. Una faida interna con il rischio di ripercussioni locali, che si sta alimentando giorno dopo giorno, fino a raggiungere nei giorni della Leopolda il momento di massima tensione. Mentre il premier parlava dal palco, davanti ad un’ampia delegazione reggiana, dalla platea un gruppo di renziani levava il coro “fuori, fuori”, rivolto a coloro che il premier aveva appena indicato come “teorici della ditta”.

Un riferimento neanche troppo velato anche all’ex segretario nazionale, Pierluigi Bersani, che praticamente nelle stesse ore accusava i renziani di «troppa arroganza». Un clima incandescente che rischia di lacerare il bacino elettorale del Pd reggiano, patria del renzianissimo Graziano Delrio (fra i più applauditi alla Leopolda), ma storicamente baluardo della sinistra di stampo bersaniano. È proprio l’ex segretario nazionale il primo a contattare telefonicamente il “bersaniano” Costa, che tuttavia in vista del 4 dicembre si è schierato dall’altra parte, diventando convintamente e attivamente sostenitore del “sì”.

La chiamata arriva dopo la decisione di Gianni Cuperlo di schierarsi a favore del referendum. È la svolta che dà il via alla fase di implosione. L’ex segretario nazionale vuole capire se la base della rossa Reggio Emilia è ancora compatta, se ci sono sostenitori pronti a schierarsi al suo fianco. E fino a che punto possa spingersi. Costa riconosce bontà nella sua posizione politica. Ma prova subito a mediare. E, nello stesso tempo, consiglia di abbassare pubblicamente i toni della polemica.

L’ultima telefonata arriva invece ieri mattina, quando a farsi vivo dalle parti di via Gandhi è Roberto Speranza, l’ex capogruppo alla Camera che si è dimesso per non votare la fiducia sull’Italicum. Durante la conversazione, gli stessi temi e le stesse preoccupazioni. In mezzo, i contatti che il segretario reggiano nel frattempo ha già avviato con Delrio e Calvano. L’obiettivo è uno: ricucire. E la preoccupazione è complementare a quella di Bersani & Co: preservare la base reggiana, ma soprattutto coloro che voteranno “sì” solo per ordine di scuderia, risultati finora nei secoli fedele alla causa del partito anche controvoglia.

È una preoccupazione che il segretario reggiano condivide. Non in vista della tornata referendaria. Ma anche per salvaguardare quella instabile pax reggiana, conquistata a fatica in via Gandhi, dal rischio di essere travolta dalle macerie del week end più rovente della storia recente del Pd.

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