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Il paese si mobilita per il mantenimento del punto nascite

Castelnovo Monti, teatro gremito e nuovo documento Chiesta la deroga sul numero minimo di neonati


10 novembre 2016


CASTELNOVO MONTI. Una serata che ha dimostrato un legame speciale, fortissimo, tra la comunità dell’Appennino e l’Ospedale Sant’Anna. Martedì sera il teatro Bismantova è stato gremito in occasione dell’iniziativa organizzata dalle amministrazioni comunali della montagna, l’Unione Appennino, i comitati popolari, tra i quali “Salviamo le Cicogne”, le associazioni di categoria e di volontariato del territorio, le organizzazioni sociali e politiche: tutti insieme per illustrare i documenti che questo ampio gruppo ha elaborato in questi mesi e per avanzare alla Regione la richiesta di sostenere le istanze del territorio, con l’obiettivo del mantenimento del Punto nascite al Sant’Anna. «Un punto nascite che è sicuro già oggi – è il messaggio emerso dalla serata – ma per il quale avanziamo proposte concrete perché sia perfettamente in linea con gli ultimi standard richiesti». Sul palco, insieme al sindaco e presidente dell’Unione dei Comuni Enrico Bini, sono intervenuti Nadia Vassallo del comitato “Salviamo le Cicogne”, Giovanni Teneggi, direttore di Confcooperative Reggio Emilia, Guido Tirelli ed Ermanno Briglia. A seguire si sono alternati anche i consiglieri regionali Silvia Prodi, Gabriele Delmonte, Yuri Torri, Raffaella Sensoli e Gian Luca Sassi, i sindaci Vincenzo Volpi, Luigi Fiocchi, Tiziano Borghi, Stefano Costi, Fabio Ruffini e Antonio Manari. Un intervento coinvolgente è stato quello di quattro studenti, rappresentanti d’Istituto del Cattaneo – Dall’Aglio, Stefano Zannini, Giovanni Ovi, Nicola Romei e Federico Nasi, che hanno sottolineato come anche i più giovani abbiano a cuore un tema così delicato come la tenuta dei servizi in montagna. Aprendo la serata, Bini ha voluto trasmettere un pensiero di vicinanza alla famiglia della piccola Maya Dumitrascu, scomparsa nei giorni scorsi. «A loro va tutta la mia solidarietà – ha detto il sindaco – ma anche al personale medico e infermieristico del Sant’Anna, il cui impegno e la professionalità vengono espresse quotidianamente. Quest’iniziativa è per avanzare un’istanza che salvi i servizi che tengono in piedi il territorio. Essere inseriti in un progetto importante come quello sulle aree interne, che ha nella valorizzazione dei servizi uno dei punti principali, offre strumenti in più». «L’unità di tutto il territorio – ha aggiunto Nadia Vassallo – dà più forza al dissenso che da subito abbiamo manifestato contro i tagli alla sanità e in particolare l’ipotesi che troviamo inaccettabile di chiusura del punto nascite di Castelnovo Monti». Teneggi, illustrando il documento stilato dalle associazioni economiche, ha sottolineato che «ovviamente è fondamentale la presenza e la tenuta dei servizi sul territorio. In questa situazione le associazioni intervengono a difesa delle funzioni pubbliche. Qui possiamo raggiungere gli standard di sicurezza richiesti per mantenere il punto nascite, attraverso un progetto di turnazione delle équipe con il Santa Maria Nuova che può rappresentare un progetto pilota a livello regionale e nazionale».

Tirelli ha illustrato il documento tecnico scientifico per il futuro dell’ospedale. «Sono pochi i territori montani che possono vantare un ospedale come questo –. L’obiettivo è salvaguardare il lavoro fatto da chi ci ha preceduto, per una struttura che ha tutti i requisiti richiesti, gli accreditamenti, le guardie mediche, i macchinari e le dotazioni. Già oggi altri parametri numerici, come ad esempio il minimo di 150 interventi al seno all’anno, 100 sull’infarto, 75 sul femore, richiesti per gli accreditamenti li raggiungiamo grazie all’integrazione dei reparti di Castelnovo e Reggio». Ermanno Briglia, che ha specificato di parlare «a titolo personale, e non in rappresentanza dell’Ausl», ha ripercorso i suoi 25 anni di lavoro al Sant’Anna. «Quello che posso dire – ha concluso Briglia – è che questo ospedale oggi è sicuro sotto gli aspetti del personale, delle professionalità, dei macchinari, degli spazi e delle dotazioni. Qui in 25 anni abbiamo avuto 7mila– 8mila parti, e abbiamo avuto pochissimi casi critici».

I quattro giovani dell’istituto Cattaneo – Dall’Aglio hanno rimarcato il loro desiderio «di vivere, crescere in montagna, ma è chiaro che se vengono messi in discussione i servizi sanitari viene meno la base per poterlo fare».

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