Minacce alla moglie nell’ufficio del giudice
Un 70enne ha inveito contro la donna brandendo un bastone durante l’udienza di separazione
REGGIO EMILIA. Ha aggredito e minacciato di morte la moglie finché, spinto fuori a forza e trattenuto dai presenti, ha accusato un malore ed è stato portato via in ambulanza. Protagonista del parapiglia, in tribunale a Reggio durante un’udienza civile di separazione che ha rischiato di trasformarsi in dramma, è stato un 70enne, italiano.
Il fatto che il grave episodio sia accaduto nello studio privato del giudice Luisa Poppi, intervenuta fisicamente a “disarmare” il pensionato e a impedire che la circostanza volgesse al peggio, riporta d’attualità il tema sicurezza a Palazzo di Giustizia. Da un paio d’anni, infatti, da quando è stato introdotto il verbale telematico, le udienze non si tengono più al primo piano ma al secondo, dove non c’è vigilanza.
A ricostruire l’accaduto è l’avvocato Paola Mescoli, testimone oculare dell’episodio. «Ero nel corridoio in attesa dell’udienza con il mio assistito e il collega di controparte con la sua assistita, quando abbiamo sentito delle urla provenire dalla studio della dottoressa Poppi: dopo pochi istanti, abbiamo visto uscire un uomo che teneva in mano un grosso bastone nodoso e gridava frasi incomprensibili, pronunciate in un dialetto non riconoscibile, nelle quali sembrava di capire solo “ammazzo”. L’uomo è stato spinto fuori dallo studio del giudice da tre persone che cercavano di trattenerlo per le braccia, fra le quali vi erano la cancelliera e una giovane avvocatessa. Il giudice è riuscito a fatica a farsi consegnare il bastone, ha chiuso la porta e trattenuto all’interno la moglie dell’uomo».
Quest’ultimo ha continuato ad inveire, fino a che ha dichiarato di essere cardiopatico e di sentirsi male.
«Calmato dall’avvocato Domenico Patete, ex direttore del carcere di Reggio Emilia, l’anziano ha assunto un medicinale, mentre venivano avvertiti i carabinieri in servizio al tribunale e chiamata un’ambulanza, sulla quale l’aggressore è stato condotto via, non senza avere tentato di inveire ancora contro la moglie, che nel frattempo era uscita dall’ufficio del giudice».
Ricordando la sparatoria del 2007, in cui persero la vita tre persone e venne ferito l’avvocato Giovanna Fava, Paola Mescoli commenta: «L’alta conflittualità fra i coniugi è aumentata e nelle cause civili di famiglia sarebbe necessaria la presenza della forza pubblica al secondo piano del Tribunale, quantomeno durante le udienze presidenziali».
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