Oracolo e la lezione di anti-comunismo ai profughi ospiti
Cadelbosco Sopra: il consigliere Brunazzi pubblica la foto Poi spiega: «Una provocazione a chi critica la mia ospitalità»
CADELBOSCO SOPRA. La fotografia è di quelle destinate a fare discutere: Paolo Brunazzi, per tutti Oracolo, consigliere d’opposizione di Cadelbosco Sopra che, cappello da cowboy d’ordinanza e una ramazza in mano, tiene ai sei profughi che ospita nel suo B&B la sua “lezione di anti-comunismo”. Dopo il fuoco incrociato – da destra a sinistra – che lo ha investito per la scelta di aprire le porte della sua struttura al gruppo di stranieri, è provocatoria la replica di Oracolo. Destinata a suscitare polemiche. Ma è lui il primo a gettare acqua sul fuoco. «Ho cercato di rispondere così alle critiche, facendo del paradosso. Io penso che molte volte la soluzione sia l’ironia; prendersi poco sul serio. La verità è che non c’è stata nessuna lezione di anti-comunismo. Era solo uno sketch, per stemperare le polemiche. Soprattutto quelle venute da destra. Mi auguro si sia capito».
Come sta andando l’ospitalità dei sei ragazzi pakistani?
«Benissimo. Sono persone deliziose. Responsabili. Mi stanno insegnando a giocare a cricket. Io sono già abituato a queste cose; già in passato ho ospitato persone. Non profughi, questa è la prima volta. È una cosa di famiglia: siamo sempre stati disponibili, aperti verso chi ha bisogno. Fa parte del modo di essere della mia famiglia. A questi ragazzi ho dato le chiavi di cancello e porte. Non come il sindaco di Reggio Emilia, che dice che non può ospitarli perché non c’è mai. Anche io non ci sono mai. Cosa vuol dire? È chiaro che bisogna avere fiducia, non pensare che ti rubino qualcosa o ti facciano del vandalismo... E poi perché? Quante sono le vicende dove sono gli italiani a fare del male?».
Queste, però, sono questioni spesso sollevate da destra.
«Ma io sono uno di destra anomalo. Non appartengo ad alcun partito. Non ho mai avuto tessere. Ho fondato una lista civica. Su certi argomenti sono di destra, ma su questi sono anche di centrosinistra. Ora mi tirano per la giacca da una parte e dall’altra, ma io sono un pensatore libero, faccio quello che mi sento di fare, slegato dai cliché che fanno male alla politica. E credo che l’ospitalità sia possibile. Invece, da destra mi hanno detto che ho svilito i valori di destra, da sinistra mi fanno i conti in tasca e dicono che l’ho fatto solo per quei 3mila euro. Ma io li prendevo già quei soldi, nei 120 giorni di apertura della mia struttura, magari diluiti nel tempo. Non è cambiato nulla. Anzi. Questi ospiti sono bisognosi: uno l’ho portato in farmacia, l’altro mi chiede le sigarette, un altro 5 euro...».
Come è nata l’idea di ospitarli?
«Sono stato contattato dalla cooperativa La dimora d’Abramo e ho detto sì. Ci tengo a dire che è davvero competente, amichevole e professionale. Gente che sa fare il proprio lavoro. Loro pensano a tutto. Avevo sei posti liberi, ho detto: perché no? Non dico no perché uno è giallo, o verde... Tanto loro sono già arrivati in Italia. Perché non aiutarli?».
Sa quale è la loro storia?
«Me l’hanno raccontata. È la solita: tre sono arriva in barcone dalla Libia pagando 1.200 euro. Altri dai Paesi scandinavi: hanno lasciato un posto sicuro perché hanno capito che là non sarebbero riusciti a ricongiungersi con la famiglia. Qui sanno che va diversamente».
Come li ha coinvolti nella lezione anti-comunismo?
«Ho spiegato loro che era uno scherzo. Di certo, non gli avrei fatto una lezione di anti-comunismo. Non posso arrogarmi il titolo di maestro. Sono stati bravi a recitare la loro parte. Ci siamo fatti qualche risata. Ah... Non avevo in mano un Winchester, come qualcuno ha scritto su Facebook, ma una scopa. Avevamo appena pulito le stanze. Loro mi danno una mano nei lavoretti».
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