Furbetta del permesso, chieste le dimissioni della consigliera Manodori
In Sala Tricolore il caso dell’insegnante del Chierici che usò in maniera impropria il tagliando per disabili
REGGIO EMILIA. La “furbetta” del permesso disabili – che voci sempre più insistenti hanno identificato in Rita Tedeschi – si deve dimettere dalla carica di consigliere della Fondazione Manodori. È quanto chiede, in una mozione depositata martedì il consigliere comunale M5s, Gianni Bertucci, che alla luce del contrasto all’utilizzo improprio dei permessi disabili per accedere al centro storico, chiede nel documento al sindaco, Luca Vecchi, e alla giunta «l’impegno a chiedere al presidente della Fondazione Manodori le dimissioni della consigliera, in quanto la Fondazione non può avere all’interno dell’organo direttivo membri che per primi non rispettano le più elementari regole di convivenza e rispetto civile».
Il caso era scoppiato ad ottobre, quando la Municipale aveva multato e rimosso una Fiat 500 dalla zona teatri perché, pur avendo il permesso disabili, non risultava che la conducente stesse accompagnando la persona titolare del permesso; con l’aggravante, secondo gli accentratori, che la 500 era abitualmente posteggiata in sosta nei pressi del luogo di lavoro dell’automobilista. La presunta proprietaria dell’utilitaria, Rita Tedeschi, di professione insegnante al Chierici, moglie dell’ex sindaco Alfredo Gennari nonché consigliera della Manodori, non aveva ammesso, ma aveva ribattuto via Facebook, parlando di «pendolarismo automobilistico tra traffico insostenibile, ciclisti indisciplinati, parcheggi introvabili, soprattutto senza permesso Ztl perché non residente in città».
Di fronte alle dimissioni chieste a gran voce dal grillino Bertucci, ieri Rita Tedeschi ha scelto il silenzio. Così come si è trincerato dietro un “no comment” anche il presidente della Fondazione, Gianni Borghi. L’ente ha fatto sapere che i casi di ineleggibilità o dimissioni sono disciplinati dallo Statuto della Fondazione. E riguardano requisiti di onorabilità, incompatibilità, ineleggibilità, limiti di mandato e conflitto di interessi. Articoli che piantano paletti di divieto agli incarichi a chi è sottoposto a misure cautelari, pene detentive, delitti contro la pubblica amministrazione, condannati.
Non è questo il caso, beninteso: l’articolo 7 stabilisce genericamente che «i componenti gli organi devono essere scelti tra persone di piena capacità civile e indiscussa probità». Gianluca Cantergiani, vicecapogruppo Pd in consiglio, non si esprime su eventuali dimissioni, ma sul tema permessi è intransigente: «Ciascuno deve rispondere delle proprie azioni; già multa e rimozione sono un messaggio chiaro, che dimostra come i controlli vengono effettuati. Ed è l’aspetto che mi interessa maggiormente. Episodi di questo genere non sono giustificabili: si tratta di abusi che non si devono commettere per un permesso normale, figuriamoci per un permesso disabili».
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