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Minozzo, a fare più paura è la chiusura della scuola

di Adriano Arati
Minozzo, a fare più paura è la chiusura della scuola

La piccola comunità alle prese con l’arrivo dei migranti e il caso pluriclassi «Gli stranieri? Sarebbe stato meglio parlarsi». In arrivo due incontri pubblici

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VILLA MINOZZO. Un paese preoccupato «prima di tutto dalla mancanza di chiarezza e di condivisione». Fra l’arrivo di quattro giovani migranti e le preoccupazioni per il futuro delle classi della scuola elementare a rischio “trasloco” a Villa, in questi giorni a Minozzo non mancano gli argomenti di discussione. E pure di tensione.

I temi caldi sono due. Da un lato, il futuro incerto della scuola a causa della riorganizzazione delle classi dell’intero istituto comprensivo: per evitare la creazione di pluriclassi (con bimbi di annate diverse) nella scuola del capoluogo sarebbe uscita l’idea di “attingere” dagli studenti del plesso di Minozzo. Il secondo è l’arrivo di quattro ragazzi africani in due appartamenti sfitti nel centro del paese, che la proprietaria ha messo a disposizione della cooperativa “Dimora d’Abramo”, che si occupa di rifugiati e i richiedenti asilo. Il primo a segnalare la vicenda è stato il consigliere di centrodestra Massimiliamo Coloretti, che ha sottolineato come in una realtà come quella minozzese sia difficile garantire un controllo costante.

Ma cosa ne pensano a Minozzo? In giro nei bar e nei negozi, anche se le persone preferiscono non sbilanciarsi troppo, in verità lasciano trapelare maggiore preoccupazione per la questione scolastica che per quella dei migranti, almeno per ora. «La questione pluriclassi potrebbe comportare la chiusura del plesso, e sappiamo bene, che una volta chiuso, un servizio pubblico in una frazione difficilmente viene riaperto: qui lo abbiamo visto con le poste. Prima hanno ridotto l’orario, poi hanno chiuso, è arrivata una banca con bancomat e due giorni di apertura e adesso ha chiuso pure quella», racconta un abitante. «Per i migranti, un po’ di preoccupazione può esserci, ma è anche vero che magari si tratta di persone che vengono da esperienze terribili e non accoglierli sarebbe ingiusto. Il problema è la comunicazione» precisa. In che senso? «I migranti dovrebbero andare in un blocco di case in cui vivono altre inquiline. E queste hanno saputo dell’arrivo dalla proprietaria quando l’accordo sembra già fatto. Magari la popolazione avrebbe gradito sapere prima che si stava pensando a questa cosa. Quella è una proprietà privata, nessuno lo discute, ma in una comunità piccola come la nostra non è impossibile parlarsi» sottolinea. Già, parlarsi. Viste le contingenze, gli abitanti di Minozzo avranno ben due occasioni pubbliche per confrontarsi, organizzate dalla Pro Loco.

Questa sera alle 20.30 è convocata un’assemblea nel salone parrocchiale per ragionare del futuro delle scuole, mentre lunedì il ritrovo è alle 20.30 nella sede degli usi civici per una riunione sul tema migranti. Sono stati invitati anche i referenti della “Dimora d’Abramo”, per permettere a tutti di conoscere le storie di queste persone. Una “certificazione di garanzia” che potrebbe abbassare le diffidenze. «Nessuno vuole contestare delle persone che scappano da chissà cosa, però qualche garanzia ci piacerebbe averla – riflette una residente – In paese ci sono tanti anziani che vivono soli, e tante donne, a me preoccupa più la questione scuole. Già ci sono pochi abitanti, le scuole sono importanti per una famiglia».

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