Disabili, nelle scuole allarme integrazione
Versari, direttore regionale: «A Reggio venti ragazzini non vogliono più uscire dalla loro stanza»
REGGIO EMILIA. L'integrazione degli alunni disabili, prevista dal 1977 dalla legge 517, è un vanto esclusivo della pedagogia italiana. Tuttavia secondo Stefano Versari il sistema non funziona: «Dalla scuola speciale dei bambini con handicap (le vecchie classi differenziali, ndr) – accusa il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale – stiamo arrivando alla scuola dei separati in classe. Così non insegniamo niente, non li integriamo. Li stiamo bruciando, li stiamo perdendo». Tra gli esempi negativi Versari ne cita uno che ci riguarda: «Mi hanno chiamato da Reggio Emilia, perché ci sono venti ragazzini che non vogliono uscire dalla loro stanza. Gli unici che riescono a intrattenere un rapporto con loro sono alcuni loro insegnanti». Sarebbe un caso limite di incomunicabilità con gli alunni normodotati e con la maggior parte dei docenti. Versari lo considera la spia di un «disagio mostruoso» e ne deduce la necessità di affrontare i problemi reali che lo determinano con un deciso «intervento della politica». I genitori, a suo avviso, sbagliano nel chiedere semplicemente per i disabili la copertura totale delle ore con un docente di sostegno. Si impiegherebbero male le risorse quando, ad esempio, si concedessero diciotto ore di accompagnamento, tra insegnante, educatore e logopedista, a un diciottenne sordo senza alcun'altra disabilità, con la prospettiva di fargli mancare qualsiasi appoggio una volta finita la scuola.
Luciano Rondanini, il pedagogista reggiano che ha dedicato molti dei suoi studi al problema dei disabili, sottolinea che il loro inserimento non è compito solo dell'insegnante di sostegno: «L'integrazione dipende dall'intero team dei docenti. È una questione di collegialità, di collaborazione all'interno del consiglio di classe. Le risorse devono essere razionalizzate. Si deve superare il modello della legge 517. A Trento si sta sperimentando un sistema diverso, che richiede insegnanti aggiuntivi nelle scuole in cui esistono disabili. Non è detto che il rapporto di un docente per ogni alunno sia ottimale». Stefano Melandri della Flc-Cgil, risponde polemicamente a Versari: «A me risulta che la copertura totale non vi sia affatto. Il rapporto è di un insegnante ogni 2,2 alunni disabili, con una grande frammentazione dei pacchetti orario. Si fanno con molto ritardo le nomine in deroga, che dovrebbero essere limitate ai casi in cui la certificazione arriva tardi. L'organico dei docenti di sostegno dovrebbe essere aumentato e stabilizzato. In quanto all'integrazione, non la si può realizzare in scuole come il Motti e lo Jodi, dove si concentrano anche undici disabili in una sola classe, poichè questi alunni vengono indirizzati prevalentemente negli istituti professionali».
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