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Processo Aemilia, il pentito Giglio: «Milioni al clan con le fatture fasulle»

Le rivelazioni del pentito: «Diletto comandava, i soldi “ripuliti” al Sud». A tratti si frena: sono in corso altre indagini


13 novembre 2016 di Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. L’incalzante e sempre preciso ordine di domande del pm antimafia Beatrice Ronchi non poteva ieri che portare il pentito Giuseppe Giglio nei meandri più interessanti della cosca ndranghetista con epicentro nella nostra città.

Balzerà però agli occhi, in alcuni momenti della testimonianza, una certa titubanza del pentito («Ne posso parlare? So che di alcune cose non ne posso parlare»), subito soccorso dal pm : «Perché c’è il segreto istruttorio». Nei verbali degli interrogatori di Giglio vi sono diversi omissis, il che significa che sono in corso altre indagini sulla scia delle sue rivelazioni. Un’operazione Aemilia tris in arrivo?

Comunque sia, c’è più pubblico del solito nell’aula bunker, stavolta le annunciate rivelazioni al maxi processo Aemilia fanno gola e nelle “gabbie” si nota maggiore nervosismo, commenti continui che arrivano a infastidire il pm che sta conducendo l’interrogatorio. Le istituzioni dicono “presente”: in fascia tricolore i sindaci Paolo Colli (Montecchio) ed Andrea Carletti (Bibbiano). Il collaboratore di giustizia – in primo grado condannato a 12 anni e mezzo con rito abbreviato – parla da un carcere segreto, è ripreso di spalle nella videconferenza, il collegamento a tratti s’inceppa, comunque questo primo “round” non tradisce le attese.

Parla subito dei suoi primi passi in Emilia e tutto comincia nel 1996 quando a Gualtieri inizia un’attività con dei camion. «Allora ero legato al clan degli Arena (con base nel Crotonese, a Isola Capo Rizzuto, ndr) attivi nel Mantovano a Viadana, mentre Grande Aracri controllava da tempo il Reggiano. Mi garantivano protezione, sarei dovuto divenire un affiliato, come compare, facendo da padrino al figlio di Pino Arena, ma non se ne fece niente». L’allontanamento dagli Arena – nel 2009 – era dovuto agli arresti dell’operazione Pandora, anche se già prima (nel 2007-2008) il successo di questo imprenditore entra nel mirino dell’altra cosca, con Nicolino Sarcone che con la scusa che Giglio è originario di Cutro vuole che «si svincoli» per entrare nel clan Grande Aracri. Sono gli anni in cui era in corso una faida fra i clan Arena e Nicoscia, con quest’ultimi appoggiati dai Grande Aracri.

Dal 2009, quindi, Giglio si mette al servizio del clan cutrese, come voleva Sarcone: «Mi disse che il mondo girava e se volevo stare con gli Arena non era una bella cosa, nel senso che poi avrei avuto bisogno di lui». E’ descrivendo gerarchie e loschi affari del clan Grande Aracri che arrivano diverse novità. «Nicolino Sarcone ed Antonio Valerio – è lapidario Giglio – erano al vertice nella zona di Reggio, mentre Alfonso Diletto era di grado superiore a loro. Questi tre, in Emilia, decidevano autonomamente in caso di conflitti. Ma se queste discordanze non venivano risolte si andava al Sud, da Nicolino Grande Aracri che aveva come braccio di fuoco Francesco Lamanna ». Poi entra nei particolari delle operazioni illecite: «A Reggio il guadagno maggiore della ’ndrangheta era con le fatture fasulle, c’era chi arrivava a guadagnarci anche 100mila euro in un giorno». Poi il modello imprenditoriale basato sull’acquisto in nero a metà prezzo di materiali per l’edilizia rivenduti a prezzo pieno e con fattura sul mercato, garantendosi così alti livelli di fatturato con cui presentarsi alle banche per ottenere finanziamenti. Una volta ottenuti affidamenti bancari anche milionari, le società (e il pentito ne indica diverse) venivano fatte fallire.Un flusso continuo di denaro: «Dal Nord, attraverso i pullman di linea, i soldi, costituiti al 90% dai guadagani con le false fatture, arrivavano al Sud dove venivano “ripuliti” tramite conoscenze in banche e in uffici postali. A quel punto i quattrini tornavano al Nord sempre con i pullman e venivano usati per prestiti ad usura, acquisti di alberghi, night, investimenti in Algeria». A pomeriggio inoltrato l’udienza si chiude. Giglio è solo all’inizio, ricomincia mercoledì.

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