Gazzetta di Reggio

Reggio

È il giapponese la rivincita di Elisa sulla dislessia

di Adriano Arati
È il giapponese la rivincita di Elisa sulla dislessia

Casalgrande: sei mesi di studio in Oriente per la 19enne «Lingua semplice da affrontare per chi ha i miei problemi»

2 MINUTI DI LETTURA





CASALGRANDE. Una «rivincita» sulla dislessia e sulla scuola italiana, con un bel grazie al Giappone e alla sua lingua. La 19enne casalgrandese Elisa Giovanardi ha appena concluso un’intensa esperienza a Kyoto, una delle principali città nipponiche: sei mesi nel locale Istituto di storia e cultura, trascorsi a perfezionare la padronanza della lingua giapponese. Elisa, che soffre di dislessia, studia la lingua orientale dalla seconda superiore, e questa passione l’ha aiutata a superare molti dei problemi causati da questo disturbo della lettura, che rende complessa l’assimilazione delle parole scritte.

«Il giapponese, per questioni fonetiche e sintattiche, è una lingua semplice da affrontare anche per chi, come me, è dislessico», racconta Elisa, che ha frequentato le superiori a Reggio, all’istituto magistrale Matilde di Canossa. E lì ha scoperto il giapponese: «Grazie ad alcuni insegnanti, ho iniziato a studiarlo nei corsi pomeridiani e mi sono resa conto che non avevo i problemi che incontravo con altre lingue».

L’esperienza alle superiori, da questo punto di vista, non è stata semplice: «Mi sembrava sempre di non fare niente bene. E gli insegnanti non mi sono venuti incontro. Una persona dislessica ha bisogno di più tempo per leggere un testo, e di pause di riposo. Quando avevo dei compiti in classe diversificati, e non sempre c’erano, ero comunque penalizzata: i docenti, semplificando la prova, abbassavano anche il voto massimo. Non avrei mai potuto prendere più di 7».

Poi, il Giappone: «Ho scelto Kyoto perché è il centro della cultura giapponese, e mi sono iscritta a questa scuola frequentata da persone di tutto il mondo. Io ero la più piccola di questo turno».

Elisa ha passato sei mesi a studiare, vivendo con una famiglia di Kyoto, e ha trovato un altro approccio ai suoi problemi: «In Giappone, forse proprio per le caratteristiche della lingua, ci sono pochissimi dislessici. Però, quando ho segnalato il problema, hanno predisposto tutto con la massima cura; ho avuto il tempo di fare gli esami secondo le mie esigenze e ho avuto ottimi risultati. Quasi non ci credevo», sorride. Una bella rivincita.

«Dopo gli anni delle superiori, mi sembrava di non riuscire a fare mai nulla davvero bene, e lì ho trovato un sistema che invece mi ha permesso di dare il massimo. È un’esperienza che consiglio a chi ha problemi come i miei. Bisogna buttarsi, è vero, ma la soddisfazione è enorme».

E adesso? «Continuerò a studiare il giapponese per conto mio, per aumentare il mio livello di preparazione. Già vivere là è un bell’esercizio: è un paese lontanissimo dal nostro, culturalmente; è piuttosto chiuso e si parla quasi solo giapponese. Quasi nessuno conosce bene l’inglese. Ci si butta, a me è servito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google