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Una famiglia non paga, le altre dodici restano al freddo

di Leonardo Grilli
Una famiglia non paga, le altre dodici restano al freddo

Reggio Emilia: disagi in via Lulli, un residente: «Siamo senza riscaldamento da giorni, ci sono dieci bambini e una donna molto malata»

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REGGIO EMILIA. Dieci bambini, una donna malata di cancro e dodici famiglie costrette al freddo da oltre cinque giorni. Proprio quando il gelo comincia a calare su Reggio Emilia. È da mercoledì infatti che Iren ha staccato l’allaccio al teleriscaldamento.

Il problema, come capita nella maggioranza di questi casi, sono alcune bollette non pagate che hanno spinto la società di servizi a interrompere le forniture di gas.

Siamo nel condominio di via Giovanni Battista Lulli numero 3 e a raccontare la vicenda è uno degli stessi residenti, esasperato dopo giorni di patimenti. «Da mercoledì mattina – racconta Ciro Cozzolino – Iren ha staccato il teleriscaldamento. Ci hanno mandato una lettera avvertendoci che avrebbero preso questo provvedimento se, entro il 16 novembre, non avessimo pagato una mora di novemila euro che come condominio abbiamo nei confronti della società. Ma senza dirci nulla, con otto giorni di anticipo, ci siamo svegliati con questa bella sorpresa».

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Una mora accumulata a causa di una lunga serie di bollette non pagate. Tutte a carico, secondo Cozzolino, di una sola persona: «Sono due gli appartamenti che hanno debiti nei confronti di Iren. Ma uno non lo conterei, ci abita un uomo che poveretto è da mesi che è in ospedale a lottare fra la vita e la morte. Il problema quindi è una sola utenza, che tra l’altro quest’anno è stata quella che ha consumato più di tutti. Oltre al danno la beffa, capito? E gli altri condomini si sono stancati di pagare per gli altri, li capisco».

Così da mercoledì Cozzolino è costretto ad arrangiarsi come può. Con non pochi disagi. «Ho comprato una stufetta ma chiaramente non basta per scaldare un appartamento da novanta metri quadri. Così sono stato costretto a metterla in sala e ogni notte dormo sul divano. Ma non è ancora sufficiente, così resto vestito e con la giacca per soffrire meno il freddo». Nelle stesse condizioni anche le altre famiglie che abitano al civico numero tre.

C’è chi come l’uomo ha preso una stufa, chi aveva già un termosifone elettrico e si arrangia come può. Ma in quel palazzo ci sono dei bambini, e sono loro più di tutti a stare male. Ed è proprio quando racconta dei bambini che Cozzolino si commuove e non riesce a trattenere le lacrime.

«Li vedo tutte le mattine – racconta con la voce rotta dal pianto – che escono di casa per andare a scuola e piangono perché hanno freddo. Ce ne sono dieci di bambini e io mi chiedo con che cuore li si possa lasciare in queste condizioni. Capisco i debiti ma porca miseria, sono dei bambini! Io non ne ho, ormai ho una certa età, e con la piccola pensione che prendo me la cavo, ma loro? Non è giusto. E come se non bastasse, nel palazzo abita anche una donna gravemente malata».

I problemi però, per i residenti, potrebbero non essere finiti qui: «Entro fine mese cominceranno anche a razionare l’acqua e nei piani superiori non arriverà proprio. E lì saranno cavoli amari».

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