Dal busto di Lenin al castello fantasma, dalla Pista al Pino
A come abitanti o Acetaia Picci, B come bocciodromo o busto di Lenin, C come castello o cimitero napoleonico… Si potrebbe continuare fino ad arrivare alla W di Wandrè e alla Z di Zucchero Fornaciari....
A come abitanti o Acetaia Picci, B come bocciodromo o busto di Lenin, C come castello o cimitero napoleonico… Si potrebbe continuare fino ad arrivare alla W di Wandrè e alla Z di Zucchero Fornaciari.
Abbiamo sbirciato tra le pagine della guida narrativa e immediatamente siamo stati catapultati nella storia di Cavriago, tra aneddoti e curiosità.
Ecco che, ad esempio, Gianfranco Borghi, 76 anni, scrive sul busto di Lenin dicendo che «ci sta bene qui a Cavriago… La storia è storia. Non va cancellata. Indipendentemente dalle ideologie». Oppure Lino Terzi, 72 anni, racconta del castello poiché, assieme ad altri, sta pensando di farne un plastico: «Sotto i sotterranei della chiesa hanno trovato… delle mura. Insomma, sembra che il castello ci fosse veramente».
E il viaggio prosegue. Si torna ai tempi del Cinema Italia, chiuso da anni, con Brunetta Partisotti, 63 anni: «All'ingresso c'erano la biglietteria e il banchetto di caramelle, bibite, semi di zucca, arachidi – scrive –. Compravamo sempre i semi salati. Oltre il tendone di pesante velluto si apriva la platea: sedili di legno che oggi sarebbero considerati strumenti di tortura, e il fascio di luce che stava già proiettando i provini».
William Vitali, 79 anni, riporta alla mente che esisteva una ghiacciaia: «A San Terenziano c'era questo frigo per il ghiaccio».
Poi ci sono storie al femminile. Franca Melloni, 79 anni, sostiene che «le cavriaghine hanno carattere… perché è il lavoro che ti fa crescere, ti fa emancipare».
In tante hanno lavorato da Mariella Burani, come Maria Santi, 74 anni: «Si chiamava Selene – puntualizza –. Poi la fabbrica si è ingrossata… si è arrivati fino a 450 dipendenti». Molte facevano le mondine, come Carla Cardinali, 80 anni: «In risaia andavo a Vercelli. A 14 anni. Partivamo da Reggio in treno».
Le feste non mancano. Enea Ferrari, 65 anni, riporta alla mente la Gorganza: «Ci abbiamo vissuto per estati ed estati… ed è diventata una delle feste dell'Unità più famose di tutta la provincia».
Molto divertente ciò che scrive Solidea Gigante, 92 anni: «Ero giovane che il Gran Pino c'era già. Non so chi l'ha portato lì. Ho novant'anni, ma sono troppo giovane». Spazio anche alla tradizione musicale, perché a Cavriago sono nati vari gruppi e musicisti, come Orietta Berti.
Si passa poi dal Cinema Teatro Nuovo al Multisala Novecento, dal Parmigiano Reggiano delle Vacche Rosse alla Pista, con Antonello Cattani, 50 anni, che parte così: «Chi è nato a metà degli anni '60 e sa cos'è una palla, ricorda con piacere la Pista… un ampio spazio in cemento… sopraelevato rispetto alla strada».
Fino ad arrivare alla Z di Zucchero Fornaciari che, anche se originario di Roncocesi, a Cavriago aveva diversi parenti.
Non vogliamo svelarvi altro. La Guida è scaricabile su www.comune.cavriago.re.it, oppure è in vendita al Multiplo. (c.f.)
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