Reggio Emilia, allo Spazio Gerra il quartier generale della Apple
I pezzi da collezione dell’epopea nella nostra città, dalla visione di Lasagni all’innamoramento di Steve Jobs
REGGIO EMILIA. Ci sono momenti in cui la nostra città esce dal grigiore padano per vivere da protagonista autentiche visioni, sprazzi di bellezza e di futuro. E’ accaduto, ad esempio, con l’epopea degli asili e con la visione di Loris Malaguzzi. E poi è accaduto di nuovo, alla fine degli anni 70, con l’incontro tra un imprenditore reggiano e colui che - assieme a uno sparuto gruppo di visionari - avrebbe finito per cambiare il mondo. La mostra che si apre sabato alle 11 allo Spazio Gerra s’intitola “Una mela al giorno” ma non tratta di medicina alternativa, ma di una vera e propria avventura - quella del successo del brend Apple nel mondo - che per quanto riguarda l’Italia partì proprio da Reggio. Fame e follia verrebbe da dire.
Ideatori della mostra, che ha raccolto esemplari Apple dalle collezioni private reggiane, sono due protagonisti di quella epopea, Roberto Ballabeni e Fulvio Massini. Entrambi lavorarono per quella che divenne Apple Italia.
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«Il merito fu di Vittorio Lasagni - spiega Ballabeni - titolare del gruppo Iret, che dagli anni 70 vendeva elettrodomestici in tutta l’Emilia Romagna. Nel 1979 Lasagni ebbe l’intuizione di mettere il naso fuori da Reggio, andando alla ricerca di qualcosa che potesse costituire una novità. Un suo venditore tornò dall’inghilterra con un Apple 2 e fu una autentica folgorazione». All’inizio, quello con Apple fu un rapporto esclusivamente commerciale. in cui la visione di Lasagni si sposò con quella di Jobs. Un esempio? La pagina pubblicitaria acquistata da Lasagni su Il Sole 24 Ore agli inizi degli anni 80: “Due milioni di Italiani avranno un computer e ancora non lo sanno”.
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Poi le esigenze di Steve Jobs e di Lasagni si incontrarono del tutto, con la Apple che nel 1984 acquista Iret Informatica, stabilendo a Mancasale il proprio cuore pulsante in Italia: «Furono anni molto intensi, in cui la Apple ha saputo trasferire la propria filosofia a chi lavorava per quel marchio a Reggio». Una filosofia che oggi Ballabeni sintetizza così: «La qualità dei prodotti Apple ha un costo che oggi colloca il marchio su una fascia sicuramente alta per quello che riguarda i prezzi. Ma proprio questi prezzi consentono anche una assistenza post-vendita che non ha eguali. Questa azione di consolidamento è proseguita negli anni, anche quando Apple, nel 1995 ha chiuso la sede di Reggio, trasferendosi a Milano e a Zeist, in Olanda».
L’apertura della mostra, sabato 19 alle 11 prevede la partecipazione di due testimoni di quel periodo, Enrica Menozzi, tra le prime ad entrare in Apple dal suo sbarco in Italia e Suzanne Kristiansen, che a Reggio dirigeva la Apple Business School, la prima scuola per venditori dei prodotti Apple nata in Italia. Non a caso, due donne, perché anche in questo , l’epopea Apple era rivolta al futuro.
massimosesena
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