Unieco Sport al capolinea la controllata ora è fallita
L’azienda che progettava impianti sportivi chiavi in mano era già in liquidazione Una diversificazione finita nel tritacarne della crisi e approdata in tribunale
REGGIO EMILIA. Impianti sportivi chiavi in mano e erba sintetica per sport agonistici e amatoriali. In tempi di vacche grasse Unieco Sport srl era stata creata per una diversificazione specifica del business della grande coop di costruzioni Unieco (capogruppo che invece vive e sta tornando a prosperare dopo il piano di ristrutturazione). Una storia imprenditoriale di piccole dimensioni rispetto agli affari multimilionari gestiti dalla casa madre ai tempi del presidente Mauro Casoli, finita nel tritacarne della crisi già nel 2013, quando partì la procedura di liquidazione proprio per Unieco Sport, da poco rinominata Allingreen. La pulizia dei conti era già partita nel 2012, quando la perdita d’esercizio della controllata Unieco Sport era di 7,2 milioni di euro con ricavi per 5 milioni, dopo i 2,5 milioni di euro di rosso del 2012 quando il fatturato era di 8,5 milioni. I debiti erano già stati ridotti dagli 8,2 milioni del 2012 ai 7,6 milioni del 2013 ma l’azienda era già in un vicolo cieco, anche per l’entrata in procedura di Unieco, passata poi a un più “leggero” piano di ristrutturazione dei debiti.
L’idea di fondo era far fruttare la collaborazione con società sportive, enti pubblici e finanziatori, «vera chiave per realizzare progetti importanti» come riportava il depliant dell’epoca.
Con i prodotti Vision Green, linee di manti in erba sintetica, Unieco Sport realizzava e gestiva direttamente tutte le fasi del progetto, dalle verifiche preliminari, all’esecuzione delle opere: impianti sportivi, installazioni per il gioco ed il tempo libero, interventi di arredo urbano, garantendo sicurezza e prestazioni, requisiti cardine della nostra attività. Proprio Vision Green Professional era il marchio che distingueva i sistemi in erba artificiale di Unieco Sport concepiti per la realizzazione di superfici per lo sport.
C’erano poi i parchi acquatici, le consolidate competenze nella lavorazione del legno, che sono sfumati con l’imperversare della crisi.
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