Gazzetta di Reggio

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Unieco e fatture false, 44 indagati

di Tiziano Soresina e Enrico Lorenzo Tidona
Unieco e fatture false, 44 indagati

Lavori inesistenti per 1,7 milioni: indagato l’ex presidente Casoli, ditte calabresi del consorzio Cam e 3 imputati di Aemilia

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REGGIO EMILIA. Per pagare meno tasse a fine anno, Unieco sarebbe ricorsa all’utilizzo di fatture false emesse da artigiani per lavori fissati sulla carta ma inesistenti nella realtà. Parliamo di 1,7 milioni di euro di imponibili frazionati in decine di fatture (più 240mila euro di relativa Iva) emesse tra il 2008 e il 2010 da 43 imprenditori calabresi, tre dei quali (Alfonso Mendicino, Antonio Oliviero e Carlo Trento) coivolti in Aemilia.

Un inganno fiscale a beneficio della grande cooperativa delle costruzioni durante gli anni in cui faceva capolino la crisi. Unieco è un agglomerato aziendale con un folto indotto, cooperativa rossa specializzata in edilizia, dal 2013 intenta a ristrutturare i troppi debiti, con una media ricavi sopra i 300 milioni di euro, messa sotto indagine nel 2010 dalla procura di Reggio Emilia secondo quanto appreso in queste ore.

Al centro del fascicolo spicca l’ex storico presidente Mauro Casoli, per vent’anni a capo di Unieco, indagato per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti in quanto legale rappresentate all’epoca dei fatti della coop. Un reato commesso - secondo le indagini compiute direttamente dal procuratore capo di Reggio, Giorgio Grandinetti - a vantaggio della coop e in concorso con 43 artigiani, indagati a loro volta, titolari di imprese in buona parte consorziate con Cam, Consorzio Artigiani Muratori di Reggio già finito gli anni scorsi nel mirino della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate.

Casoli così come gli altri nomi iscritti nel registro degli indagati, hanno ricevuto da pochi giorni l’avviso di fine indagini, atto che prelude a un bivio: l’archiviazione del fascicolo o la richiesta di rinvio a giudizio. Già nel 2013, però, Unieco era stata destinataria di un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate che contestava fatture emesse da ditte artigiane fornitrici della coop. All’epoca le Fiamme gialle hanno ricostruito i rapporti con tre fornitori: Magno Consorzio, il Consorzio Artigiani Muratori Cam e la società croata Crotal D.o.o. (quest’ultima coinvolta nell'appalto del complesso residenziale Renova).

Il primo era già finito nel 2010 al centro di indagini da parte anche della Procura di Reggio per fatture emesse su operazioni inesistenti. Un escamotage su cui la Guardia di finanza aveva acceso un faro, puntando l'attenzione sul Magno Consorzio, con sede in via Brigata Reggio, che ha visto andare alla sbarra ben 14 imprenditori quasi tutti calabresi. Il consorzio era formato da un gruppo di 40 piccole imprese edili che volevano fare massa per ottenere lavori in subappalto. Secondo le accuse mosse per fatti rilevati tra il 2005 e il 2009, venivano emesse fatture per lavori in edilizia mai eseguiti.

A carico dei soggetti aderenti al consorzio era già comparsa all'epoca l'accusa di aver consentito a Unieco di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Un processo che si era concluso con molti patteggiamenti in capo ai consorziati. Poi, come detto, c’è stato l’accertamento diretto a Unieco, che ha però vinto il braccio di ferro con la commissione tributaria provinciale. La stessa Unieco è stata citata come teste per dimostrare che le fatture dell’imprenditore cutrese Carmine Cappa non erano false. Una citazione contro la misura di prevenzione patrimoniale che ha colpito il 74enne presidente del Cam, colpito quest’anno da un sequestro preventivo dei beni vista la sperequazione tra i redditi dichiarati e il patrimonio.

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