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Ex mercato coperto «Le idee non mancano ma chi paga l’affitto?»

di Ambra Prati
Ex mercato coperto «Le idee non mancano ma chi paga l’affitto?»

Valerio Bizzarri, presidente della società La Galleria «Basta guardare quanti negozi hanno chiuso in via Emilia»

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REGGIO EMILIA. «L’ex mercato coperto come il mercato delle Erbe di Bologna? Se arrivasse il Farinelli di turno si potrebbe fare, alla scadenza dei termini contrattuali, ma ci vuole una realtà con le spalle grosse: un’associazione estemporanea di quattro produttori di buona volontà non sarebbe in alcun modo economicamente sostenibile». Valerio Bizzarri, presidente della società La Galleria (Tecton e Coopsette), risponde così al dibattito, che tiene banco sui social media, di come potrebbe essere trasformato l’ex mercato coperto, dopo l’annuncio di Coin di chiudere i battenti per lasciare spazio ad un’altra società del gruppo, Ovs o Upim.

«Io ci vedrei uno splendido giardino d’inverno della città, con negozietti tipici, bar per la pausa pranzo e locali da aperitivo la sera – afferma Paolo Pignoli, presidente del comitato cittadino di Confcommercio –. Ma ormai stiamo parlando a giochi fatti». Che i giochi siano chiusi, almeno per questo giro, lo sottolinea anche l’assessore al Centro storico Natalia Maramotti: «L’auspicio è ora che quello spazio non resti vuoto».

«Si giudica senza cognizione di causa», è lapidario Bizzarri. La Galleria, formata dai due colossi cooperativi che hanno investito nella ristrutturazione 13 milioni di euro (2 milioni li ha messi la Regione tramite il Comune), si è aggiudicata il diritto di superficie per 40 anni. «Un’opera che resterà alla collettività, ma è chiaro che occorre rientrare almeno in parte dai costi, ai quali bisogna aggiungere la manutenzione». La Galleria percepisce un canone commerciale (durata 7 anni più 5) che Bizzarri non vuole dichiarare. Considerando però che sul mercato le superfici commerciali nuove valgono 12 euro al mq, e moltiplicando per 3.200 mq, l’affitto si aggirerebbe sui 40mila euro al mese; 480mila euro all’anno. «Sono pochi gli operatori che possono permettersi un canone del genere – prosegue Bizzarri –. Basta guardare quanti piccoli esercizi, al di sotto dei 200 mq, hanno chiuso in questi anni in via Emilia e ci si rende conto di quale sia la sofferenza del centro oggi. Vorrei fare io una domanda ai commercianti: com'è che lo stesso dibattito non è stato sollevato all’insediamento della catena H&M?».

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