Reggio Emilia, ruba il pc a una ragazza con tutti gli appunti del dottorato
In un solo giorno tre fra scippi e rapine in città. L’appello di Chiara, la ragazza derubata: “Pago ma per favore ridatemi il mio computer”
REGGIO EMILIA. «Ho sempre pensato che se vedi del marcio dappertutto poi il marcio arriva da te, mentre se invece sei aperta e trasparente non ti possono capitare cose cattive. E invece le cose brutte capitano lo stesso». Chiara Donelli ha 27 anni, sta svolgendo un dottorato in economia e management a Parma ed è una di quelle persone aperte alla vita, convinte che anche se il mondo cade a pezzi c’è sempre un motivo per sorridere.
Ma mercoledì notte, al rientro da un aperitivo con le amiche, Chiara è stata scippata delle cose per lei più preziose: il suo computer, i suoi hard-disk e i suoi libri in cui conservava tutte le sue ricerche e i suoi appunti. Mesi e mesi di lavoro andati persi per sempre, in un solo istante.
Ma questo è solo l’ultimo di una lunga serie di furti, scippi e rapine che stanno affliggendo Reggio Emilia. Una vera e propria escalation di microcriminalità che, quando non se la prende con negozi e abitazioni, va a prendere i cittadini direttamente sotto casa.
Solo mercoledì, nella stessa giornata in cui Chiara è stata derubata, in città si sono verificati altri due gravi episodi. Nicolò Catellani, avvocato reggiano, è stato picchiato e rapinato del portafoglio mentre le commesse del Target di via Martiri di Cervarolo sono state costrette a consegnare l’incasso a due banditi sotto minaccia di un coltello.
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Ma se dovessimo allungare la lista alle settimane precedenti dovremmo stilare un elenco senza fine. Spaccate, furti, aggressioni, vetrate rotte e taccheggi sono all’ordine del giorno in una città che si sente sotto assedio. Nessuno, fra i reggiani, si ricorda di una tale concentrazione di crimini in così poco tempo. Soprattutto in centro.
Sarà il periodo natalizio, sarà la povertà, sarà una diffusione della malavita ma un incremento è innegabile. E se ne è accorta anche Chiara, che si commuove al telefono mentre racconta la sua disavventura: «E pensare che me ne ero anche accorta che il ladro, un ragazzo riccio e mulatto, mi stava seguendo.
Ma non ho voluto pensare male, sembrava un poveretto non credevo potesse essere pericoloso». E invece lui l’ha seguita e quando Chiara è arrivata sotto casa in viale Umberto I, ha aspettato che appoggiasse la bicicletta nella rastrelliera per colpire. «Io ero tranquilla – prosegue – e invece lui si è avvicinato in bici a tutta velocità, mi ha dato una spallata ed è scappato con la borsa. L’ho seguito, gridavo di ridarmi almeno i libri, che gli avrei dato tutto quello che avevo ma le mie ricerche mi servivano. E invece si è dileguato».
Chiara però non si è arresa e grazie a un programma presente nel suo computer ha lasciato un messaggio per il ladro, un ultimo gesto disperato nella speranza di riavere i suoi studi. «Quando apriranno il MacBook – conclude – comparirà un messaggio in cui chiedo di ridarmi indietro il portatile, in cambio sono disposta a comprarlo di nuovo. Non perdo ancora la speranza».
La storia di questa ragazza è la metafora perfetta di una città da sempre abituata alla solidarietà che ora si trova ad affrontare una criminalità a cui, spesso, non è preparata.
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