«Solo falsità contro di me perché combatto la mafia»
Brescello: Catia Silva non teme il processo che la vede accusata di firme fasulle «Finalmente in tribunale si potrà capire chi è Gola Profonda e uscirà ben altro...»
BRESCELLO. Il giorno dopo l’aver appreso di essere stata rinviata a giudizio (con altre quattro persone) per l’ormai stranota vicenda delle firme raccolte per la lista “Brescello onesta” ( e ritenute dalla Procura fasulle), la leghista Catia Silva affida al suo profilo Facebook la volontà di non demordere, indicando un “teorema” ben preciso per questa vicenda giudiziaria che la vede coinvolta.
«Sono ormai 8 anni che continuano a buttarci fango – scrive l’ex consigliera comunale del Carroccio, esprimendosi al plurale perché si rivolge a due persone che condividono da sempre la sua battaglia – per farci indietreggiare da questa guerra contro la mafia a Brescello. E non sarà certamente un giudizio anche negativo nei nostri confronti a fermarci. Purtroppo non rimane scelta. O sei con loro o contro di loro. Noi abbiamo scelto di andare contro questa ’ndrangheta ben radicata nel paesello. Non abbiamo mai preso in considerazione chi diceva in un modo o nell’altro ve la faremo pagare cara. Forse qualcuno è stato avvicinato per dichiarare falsità nei nostri confronti, anzi no, così è stato... Ma per evitare complicazioni non si denuncia. Il 7 febbraio 2017 – rimarca Catia Silva – finalmente nel processo che affronteremo uscirà tutto questo e ben altro... E sapremo l’autore di Gola Profonda. Ormai ci siamo...». L’ultima allusione è la lettera anonima firmata “Gola Profonda” e scritta con un pantografo, in cui si chiedeva sullo svolgimento delle operazioni di raccolta delle firme nella tornata elettorale comunale del 2014. Un caso che non è diventato solo giudiziario, ma anche politico perché la Lega Nord è intenzionata in tempi brevi a presentare un’interrogazione parlamentare, andando all’attacco della procura di Reggio su un aspetto preciso di questa storia: «L'obiettivo era la Silva, donna che lotta da anni a Brescello contro la presenza ndranghetista, le indagini di Aemilia erano nel pieno, eppure quella lettera anonima non venne mai girata alla Dda di Bologna». A quest’intenzione ha già replicato il procuratore capo Giorgio Grandinetti: «Ma cosa c'entra la Dda in un procedimento in cui si è indagato sull'autenticità delle firme raccolte per una tornata elettorale?».(t.s.)
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