Gazzetta di Reggio

Reggio

Via Secchi, negozi in fuga da siringhe e degrado

Leonardo Grilli
Via Secchi, negozi in fuga da siringhe e degrado

Solamente quattro attività su venti sono ancora aperte, tutte gestite da stranieri Mentre il retro del palazzo ex Aci è diventato sede di tossici e deposito di siringhe

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REGGIO EMILIA. Fino a pochi anni fa c’erano ristoranti, agenzie di viaggio, sartorie e negozi di abbigliamento. Ma di tutto questo oggi restano solo vecchi scatoloni, polvere e saracinesche abbassate. Via Secchi è ormai solo l’ombra di ciò che era un tempo. Da piccola e vivace strada del centro storico si è trasformata in un tunnel disabitato, un punto di passaggio da percorrere in fretta fra piazza Martiri del 7 Luglio e via Roma.

Su una ventina di attività commerciali che un tempo vivevano lì, oggi ne sopravvivono solo quattro o cinque. Tutti locali gestiti da cittadini stranieri fra cui una merceria di oggetti dell’est Europa, un kebab e un minimarket. Sulla maggioranza delle vetrine campeggiano scoraggianti cartelli rossi e gialli, tutti con le stesse scritte: “vendesi” o “affittasi”.

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Camminando per via Secchi la sensazione è quella dell’abbandono, della solitudine. Quella di un tratto di città che nonostante i numerosi tentativi di intervento da parte dell’amministrazione comunale non riesce mai a risollevarsi, afflitto e annegato nel degrado, nell’insicurezza e nella microcriminalità quotidiana.

“Cambio gestione” c’è scritto in uno dei primi negozi chiusi. Ma chi passa lì spesso, ha letto quel manifesto ingiallito così tante volte che ormai la riapertura sembra un miraggio che forse non si avvererà mai.

Via Secchi già da molti anni non era propriamente la strada dello shopping reggiano ma qualche commerciante ancora resisteva. Il vero colpo di grazia c’è stato dopo l’omicidio di via Nacchi. Un evento che ha scosso così tanto la città che anche gli ultimi due baluardi di reggianità hanno dovute cedere.

Hanno raccolto armi e bagagli e se ne sono andati, abbassando le saracinesche. Il primo era un negozio di abbigliamento, il secondo uno dei ristoranti storici di Reggio, seppur attraversato da diverse gestioni: L’Antico Muro. E così adesso, sbirciando nella ventina di vetrine di via Secchi, si riescono a vedere solo polvere, calcinacci e stanze desolatamente vuote.

A contribuire alla sensazione di malessere anche l’imponente edificio postmoderno di proprietà del Comune, il palazzo ex Aci destinato a sede espositiva. Con le sue grosse inferriate rosse è la prima cosa che salta all’occhio quando si imbocca la strada ma sono decisamente di più le volte che è chiuso rispetto a quelle che è aperto.

E così nonostante le retate e le ordinanze via Secchi resta ancora territorio di sbandati, microcriminalità e tossicodipendenti. Che a differenza dei commercianti non se ne vanno e hanno come punto di ritrovo principale proprio il retro della struttura comunale.

Qui, scavalcando una piccola recinzione, si accede a una zona protetta da sguardi indiscreti e a un sottoscala. Per terra e sotto le grate si possono contare decine di siringhe, lacci emostatici, carte insanguinate e metadone.

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